Dal 2013 il batterio Xylella, proveniente da una pianta ornamentale importata dal Costa Rica, è responsabile di una gigantesca moria di ulivi – 21 milioni a oggi – nel Salento, zona della Puglia all’estremo sud di questa regione.
Da poco è uscito un libro, Il fuoco invisibile, che ha per protagonista proprio questa epidemia. L’ha scritto Daniele Rielli (salentino di origini, bolzanino di adozione – il padre, un medico pugliese, emigrò con la famiglia in Alto Adige) un romanziere dalla penna straordinaria (Lascia stare la gallina e Odio), giornalista e anche podcaster (PDR).
Rielli, nella sua «storia umana di un disastro naturale» (sottotitolo del libro) ci racconta non solo le fasi iniziali, dalla scoperta dell’agente patogeno alla sua progressiva diffusione, ma si concentra, in particolare, sul come non si sia ancora riusciti a contenere in alcun modo l’avanzare verso nord della malattia per colpa di una classe politica sempre e solo rivolta ai propri interessi e della popolazione raggirata dalle teorie del complotto.
Non aspettatevi però un saggio, sebbene il lavoro di documentazione dello scrittore sia davvero significativo (pubblicazioni scientifiche e interviste con professori universitari, ricercatori, coltivatori, politici, personalità influenti, avvocati e magistrati), perché Il fuoco invisibile è più che altro un’opera letteraria multiforme: un po’, certamente, racconto di quanto è avvenuto e ancora, purtroppo, avviene in quelle terre, un po’ analisi di come i negazionisti siano stati in grado di convincere moltissimi agricoltori a opporsi agli abbattimenti preventivi (unica strategia, al momento, in grado di contrastare l’avanzata del batterio) e un po’ racconto autobiografico dello scrittore e del suo rapporto con il nonno e il padre, legati da una forza arcaica, misteriosa e potentissima ai loro ulivi – maestose piante secolari, ritenute dalle leggende popolari immortali.
Perché leggerlo?
Per cercare di capire come nascano le false teorie e come queste siano capaci di prevalere sulle spiegazioni scientifiche e, sfruttando i social network, di diffondersi all’interno della popolazione. Ma anche per fare interessanti paragoni con quanto di spaventosamente simile, a livello di comunicazione delle informazioni, abbiamo appena vissuto durante la pandemia di Covid-19.
Una citazione dal libro:
«Spesso qualcuno di loro si spinge fino al vigneto dove lui sta lavorando e pretende di controllare se i prodotti che usa siano o non siano bio. Un giorno un professore di filosofia con il codino, che fa parte del gruppo di negazionisti, è partito con la solita filippica e Curci non ce l’ha fatta più: “ma tu lo sai perché abbiamo una sola bocca e due orecchie? Perché bisogna ascoltare il doppio e parlare la metà, ma vaffanculo, và”».
Federica Merlo
Newsletter #42
30 luglio 2023
Sullo scaffale
Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.