Il 26 Agosto 2020 quando Il disagio della sera ha vinto l’Internationl Booker Prize (premio tra i più prestigiosi nel panorama della letteratura mondiale) non è stata una sorpresa. Nonostante gli altri cinque finalisti fossero altrettanto meritevoli (qui la lista nella quale tutti tranne uno hanno già un’edizione italiana) questo esordio, già best seller in Olanda nel 2018, del/della ventinovenne Marieke Lucas Rijneveld (identità non-binaria) ha convinto i giurati per la sua «poetica» e per la sua «emozionante potenza».
Jas Mulder, ragazzina di 10 anni, vive con la sua devota famiglia di agricoltori in una fattoria nella campagna dei Paesi Bassi. Un giorno d’inverno, durante il periodo natalizio, suo fratello maggiore parte per un gita di pattinaggio sul ghiaccio. Risentita e arrabbiata per non poter partecipare in quanto «troppo piccola» Jas fa una supplica infantile e perversa «e chiesi a Dio se per favore invece del mio coniglio non poteva prendersi mio fratello: Amen». Sfortunatemente, quella stessa sera il ghiaccio si spezza e il ragazzo muore annegato nelle gelide acque del lago. La tragedia travolge tutta la famiglia (composta anche da un altro fratello maschio, Odde, e una sorella femmina, Hanna) e Jas, narratrice in prima persona della vicenda, viene trascinata in un vortice di fantasie e turbamenti sempre più inquietanti, mentre guarda sé stessa disintegrarsi.
Da tanto non leggevo qualcosa di così disturbante e affascinante al tempo stesso. Cupo, crudo, con un linguaggio allusivo e metaforico ma anche poetico e originale. Questo romanzo, che in parte, per stessa ammissione dell’autore/autrice, riporta alcune vicende autobiografiche è un vero pugno nello stomaco!
Perché leggerlo?
Per farsi una propria idea sul perché Rijneveld abbia scelto un narratore bambino, che ricorda famosi classici quali, ad esempio, Il buio oltre la siepe o Le avvenuture di Huckleberry Finn. Alcuni pensieri sembrerebbero, infatti, richiedere un grado di maturità superiore: «ma l’unica cosa in cui posso perdermi in questo momento è la perdita stessa», «poco a poco mio fratello esce dalle teste degli altri, mentre nelle nostre non fa che piantarsi sempre più a fondo», «potete immaginare quante domande ho dentro di me, e quante risposte senza un segno di spunta».
Una citazione dal libro
«Ogni perdita ha in sè tutti i precedenti tentativi di tenere con te qualcosa che non volevi perdere, e che però devi lasciare andare. Da un sacchetto pieno di splendide biglie a un fratello. Nella perdita troviamo noi stessi e siamo ciò che siamo: esseri vulnerabili come pulcini di storno ancora implumi, che ogni tanto cadono giù dal nido e sperano di essere recuperati».
Federica Merlo
30 settembre 2020
Sullo scaffale
Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.