A tre anni di distanza da L’esercizio, bellissimo romanzo d’esordio (qui recensito in Sullo Scaffale), torna Claudia Petrucci, scrittrice italiana che vive in Australia, a Perth. Il cerchio perfetto, questo il titolo, uscito di recente per i tipi di Sellerio, è un romanzo distopico che, pur mantenendo l’ambientazione milanese de L’Esercizio, da questo si discosta per le tematiche che tratta. Infatti, Petrucci, in questa sua seconda storia, dal mondo del teatro e della malattia mentale, si sposta a quello dell’architettura e del mercato immobiliare, confermando così la capacità di trovarsi a suo agio in contesti molto specifici – si capisce, insomma, che quanto scrive è frutto di un gran lavoro di documentazione, sebbene questo non dia mai l’idea di essere forzato o uno sfoggio di conoscenza fine a sé stesso.
La vicenda, che assumerà tinte da thriller pur non essendolo, segue due linee narrative intrecciate, entrambe con le loro protagoniste: Lidia, ragazza borghese di una Milano «da bere» degli anni Ottanta e Irene, agente immobiliare nella stessa città, all’incirca una quarantina-cinquantina d’anni dopo (volutamente, Petrucci non fornisce in questo secondo caso precisi dettagli temporali, ma facilmente si intuisce che Irene si trova in un futuro a noi molto prossimo).
Può bastare così, altrimenti il rischio è quello di togliervi il gusto della lettura di un romanzo che arriva poco oltre le 200 pagine, si legge d’un fiato e ha quel ritmo – e pure alcuni colpi di scena – che lo rendono davvero coinvolgente. Aggiungo però una nota conclusiva, un parere personalissimo che, come tale, vorrei fosse preso: Il cerchio perfetto è sicuramente un libro più maturo a livello di scrittura, più asciutto, però per me non ha la potenza de L’esercizio (dal quale vi consiglierei comunque di partire per conoscere Petrucci). Tuttavia, e bisogna riconoscerlo perché i premi letterari più importanti non l’hanno fatto – peccato! Il cerchio perfetto è, senza dubbio, tra i migliori romanzi italiani sin qui pubblicati quest’anno.
Perché leggerlo?
Perché Petrucci è una voce nuova, potente e «diversa» dalla troppa normalità che si trova in libreria ultimamente. E poi, anche per questo incipit, stupendo, che trovate qui.
Una citazione dal libro:
«[…] per quanto la flessibilità, la condivisione, l’abbandono della tradizione borghese, la libertà, la libertà di viaggiare, di spostarsi, per quanto tutta questa narrazione nauseante miri a farci sentire meno soli, meno dispersi, parte di un insieme di milioni di individui pronti alla fuga, per quanto la nostra giovinezza ci venga raccontata come una dote irrinunciabile, io sento di aver perso tutto. Lo dico con pace, con serenità, e senza alcun rancore, perché era inevitabile: abbiamo perso tutto».
Federica Merlo
Newsletter #41
30 giugno 2023
Sullo scaffale
Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.