Se avessi la facoltà di poter scegliere a chi assegnare il premio Nobel per la letteratura – considerando che va dato a uno scrittore/scrittrice vivente, che è un premio alla carriera e che vorrebbe essere anche un incentivo economico per continuare a scrivere – la mia scelta ricadrebbe sul francese Mathias Enard. Le ragioni sono molteplici, ma di sicuro, tra le principali, vi è il fatto che Enard ha prodotto sin qui un corpus di opere che spaziano dalla prosa al romanzo in versi, non solo di straordinaria qualità letteraria ma anche d’importantissimo valore storico e sociale.
L’ultimo suo libro, in ordine di pubblicazione in italiano, è il bellissimo, già a partire dal titolo, Il banchetto annuale della confraternita dei becchini. Il protagonista è un antropologo, David Mazon, che si trasferisce da Parigi in un piccolo paesino di campagna per osservare la vita dei contadini del XXI secolo e scrivere una tesi di dottorato. Qui conoscerà molti personaggi bizzarri, tra cui il sindaco del paese, che è anche il becchino incaricato per quell’anno di organizzare la festa della confraternita al centro della storia.
Enard, che con questo libro si distacca dal romanzo globale, per tornare a tematiche, per lui francese, più «locali», affronta il classico ma attualissimo dualismo città-campagna, indagandolo con una perizia del mezzo letterario che ha pochi eguali. Punti di vista che cambiano, continui salti temporali che gli consentono di raccontare vicende del passato, stili di scrittura e forme differenti – la prima parte come fosse un vero e proprio diario di un antropologo con «note sul campo» e la descrizione massimalista (circa 150 pagine!) del banchetto, per citarne solo due – sono puro godimento per gli amanti della grande scrittura. Non posso quindi che concordare a pieno con quanto suggerisce Paolo Landi sulla rivista «doppiozero»: «Molte pagine del Banchetto domandano lentezza: quella necessaria ad apprezzare il giro perfetto della frase, la metafora azzeccata, il sapore della lingua restituito attraverso la descrizione della squisitezza dei cibi e dei vini[…]».
Perché leggerlo?
Perché se Yoga, Solenoide e Cronorifugio (tutti già recensiti) sono state uscite importanti, per me restano comunque un gradino sotto. Il miglior romanzo del 2021 è, senza dubbio, Il banchetto. Allez Mathias, Allez, Allez!
Una citazione dal libro
«Le librerie sono l’anima di un paese, contengono la sua parte di locale e di straniero, la sua parte di infanzia di sapere, di patrimonio e di novità. Ho pagato i due volumi e la libraia mi ha chiesto se avevo intenzione di andare a fare una gita nel Marais, questo fine settimana dovrebbe esserci bel tempo, in primavera è molto piacevole – una signora gentilissima. Se le librerie sono l’anima di una nazione, allora i librai ne sono le braccia e le gambe».
Federica Merlo
Newsletter 24
30 gennaio 2022
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Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.