Il 2 settembre dell’anno scorso, all’età di 72 anni, ci lasciava – dopo essere già «svanito» da molto tempo a causa della malattia di Alzheimer che lo colpì precocemente – lo scrittore Daniele Del Giudice. Del Giudice, che fu scoperto da Italo Calvino, è purtroppo ancora poco noto al pubblico dei lettori, ma molto amato dai suoi colleghi e riconosciuto dalla critica italiana e internazionale.
I suoi racconti, precedentemente pubblicati in vari volumi, sono stati raccolti in questo I racconti, pubblicato da Einaudi nel 2016 nella prestigiosa collana «Letture», con una bella prefazione del premio Strega Tiziano Scarpa.
Come sempre, è impresa ardua parlare di una raccolta di racconti senza rischiare di focalizzarsi solo su alcuni. In questo caso, tra l’altro, non solo sarebbe un torto a quanto prodotto da Del Giudice ma, considerata la qualità eccezionale di ciascuno, sarebbe praticamente impossibile qualsiasi selezione.
Mi limito quindi a consigliare in maniera spassionata la lettura di questo libro perché, in primis, a mio parere (ma se cercate in giro, scoprirete che non sono la sola a pensarla in questa maniera!) è una delle raccolte di racconti più belle del Novecento italiano. Seconda cosa, ci troverete «tutto» Del Giudice: la sua prosa «illuminista», razionale, minimale, precisa e tuttavia capace di coinvolgere il lettore in maniera quasi magica e incomprensibile. E infine, questo I racconti è la maniera migliore per conoscere Del Giudice, innamorarsene, come è successo a me già dalla lettura del primo Nel museo di Reims e correre a recuperare anche tutti i suoi romanzi.
(A tal proposito, l’esordio di Daniele Del Giudice, il romanzo Lo stadio di Wimbledon, è ascoltabile gratuitamente, grazie al programma «Ad alta voce» di Rai Radio 3, a questo link).
Perché leggerlo?
Per prepararsi alla serata on-line con Pierpaolo Vettori, Elena Stancanelli e Roberto Ferrucci dal titolo «Svanire, volare via… » che la Fondazione Sasso Corbaro dedica il 14 settembre alle 20.30 a questo grande scrittore italiano.
Una citazione dal libro: dal racconto Nel museo di Reims
«È un peccato che per me, proprio per me, la luce si stia cambiando in ombra. Sarebbe un peccato per chiunque naturalmente, ma è difficile accettare di essere scelti per certi destini, specie quando mi sveglio così di colpo nel cuore della notte, e tutto diventa più drastico e senza respiro, e perfino una faccenda come la mia che non avrebbe momenti più drammatici essendo già sul limite ogni ora, tocca una soglia ancora più scabra, di notte, quando tutto è fuori misura, nel buio, che anticipa il buio nel quale finirò, e in ore come questa faccio già le prove».
Federica Merlo
Newsletter #31
30 agosto 2022
Sullo scaffale
Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.