«L’avete fatto voi questo orrore, Maestro?», chiese l’ambasciatore tedesco di Francia Otto Abetz recatosi nell’appartamento parigino di Pablo Picasso. «No, è opera vostra». Rispose Picasso.
Così narra la leggenda che sta attorno all’opera Guernica, uno dei capolavori di Picasso, divenuto il manifesto mondiale contro le atrocità della guerra. Una condanna forte, decisa, verso l’uomo e la sua capacità di infliggere dolore verso i suoi simili, verso se stesso. Picasso crea il quadro di Guernica trasportando tutta l’atrocità della guerra su tela, senza aggiungere nulla di quello che già è nella realtà. Nessun accenno di eroismo od orgoglio nazionale, nessun riconoscimento verso la guerra se non riconoscerne le atrocità e il dolore. Solo una scala di grigi laddove ogni colore viene avvilito.
Abbiamo già detto in questa rubrica come il primo gesto di cura sia il riconoscimento della malattia. Guernica è questo: il riconoscimento della guerra come malattia nella storia dell’uomo, con tutti i sintomi che da essa derivano. L’uomo, che tanto ha fatto nell’ambito della Cura, ancora non è riuscito a debellare la guerra.
Guernica resta cosi, un assordante diagnosi inascoltata.
1 marzo 2022
Curare ad arte
Una ricerca sul tema della cura nel mondo dell’arte, perché curare è un’arte e l’arte può essere cura.