L’ottima operazione di missaggio tra la storia di Mary Shelley, alle prese con la stesura del suo Frankenstein, capolavoro che ha ispirato tanta della moderna fantascienza, e quella del medico transessuale Ry Shelley (non a caso!) che si innamora del carismatico scienziato trans-umanista Victor Stein (ancora, non a caso!) ambientata tra l’attuale Inghilterra post-Brexit e gli Stati Uniti di Donald Trump è ciò di cui tratta, con un sapiente incastro di capitoli alternati passato-presente, questo libro. La Winterson, in un’intervista su «La Lettura» del «Corriere della Sera», pubblicata in occasione dell’uscita della traduzione italiana nel novembre 2019, dice che il suo racconto è un «avvertimento su quello che succede quando creiamo nuove forme di vita sulla Terra e rappresenta quello che l’intelligenza artificiale potrebbe diventare un giorno: una nuova forma di vita». Tuttavia, il testo è denso di altri temi, tutti molto attuali, e che, anche grazie alla forma romanzo e alla capacità di scrittura dell’autrice, scivolano nella mente del lettore senza alcuna imposizione di giudizio. Ci sono la questione di genere, c’è l’omofobia, c’è la tecnocrazia e poi c’è anche e soprattutto l’amore. Amore che, una volta chiuso il libro, dopo una sensazione di spaesamento costante (attenzione, non è un romanzo per tutti!) sembra essere l’unico «trait d’union» tra passato, presente e, forse, futuro dell’umanità̀. E allora ecco anche spiegato perché questo Frankissstein, ha scritto in copertina: una storia d’amore.
Perché leggerlo?
Banalmente… perché libri richiamano libri e questo fa venire una voglia matta di prendere, o per molti riprendere, in mano il Frankenstein della Shelley (vale la pena ricordare che quel capolavoro fu scritto tra il 1816 e il 1817, quando la Shelley aveva diciannove anni!).
Una citazione dal libro
«Che cos’è dunque la realtà. Le menti migliori si sono sempre poste questa domanda. E io non ho una risposta. Quello che posso dire è che la coscienza sembra essere una proprietà emergente della funzione cerebrale, anche se non possiamo localizzarne la sede biologica, essendo sfuggente quanto quella dell’anima. Ma nessuno dubita che la coscienza esista, come non dubitiamo che, al momento, l’intelligenza artificiale non sia dotata di consapevolezza. Forse, dunque, anche la realtà è una proprietà emergente: esiste, ma non è il fatto materiale che noi crediamo che sia».
Federica Merlo
Newsletter #2
30 marzo 2020
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Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.