Pensieri

Febbraio 2024

Pensiero 1

«Ormai anche le famiglie povere generano pochi figlə, quando ne generano, non potendo permettersi neanche quellə biologicə, mentre la povertà un tempo si associava alla condizione di proletariato, cioè quella di avere come unico capitale solo ciò che viene generato dalla propria stessa carne. Il valore della prole è dipeso per generazioni dal fatto che le braccia per la agricoltura e per il lavoro in fabbrica o in miniera fossero una risorsa economica accessibile per via riproduttiva. Ora che i braccianti li sfruttiamo e li facciamo morire sotto il sole dei nostri campi come animali da soma senza neanche seppellirli, ora che ne commissioniamo da casa il lavoro massacrante di consegna su biciclette motorini per compensi irricevibili, ora che ordiniamo i loro servizi da app senza neanche guardarli in faccia e neghiamo loro non dico il salario minimo, ma persino l’acqua pubblica di un cimitero (succede a Ventimiglia mentre scrivo queste righe), abbiamo capito che non c’è bisogno di fare figlə nostə per avere manodopera a basso costo. Basta rendere schiavə e sottomessə le figliə degli altri, un proletariato surrogato popolato da coloro che abbiamo per anni trattato come bestie, parassiti, passeggeri di “taxi del mare”, preparando il terreno per l’assurda convinzione che siano venuti qui per rubarci il lavoro, come se quel lavoro l’avessimo mai voluto fare».

Michela Murgia, Dare la vita, 2024

Pensiero 2

«Tutti al villaggio ricordano quel primo novembre, quando Serafina insorse contro il parroco durante la benedizione pomeridiana delle tombe. Ci eravamo riuniti al cimitero, ognuno in silenzio con i suoi morti, di tanto in tanto qualcuno, perso nei propri pensieri, levava lo sguardo all’imponente massiccio montuoso. La litania si era spenta, il prete stava già benedicendo le tombe della terrazza superiore. Ormai aveva raggiunto l’ultimo angolo, nel frattempo un piccolo coro aveva intonato un canto, che fosse stata quella melodia a trasmettere al parroco un entusiasmo improvviso, per noi spiegabile? Fatto sta che si volse di scatto per affrettarsi e uscire defilato dal cimitero. Ma Serafina, che fino a quel momento era rimasta in cima alla scalinata della terrazza inferiore, gli si farà davanti come una barricadera. E noi?! gridò adirata, e noi laggiù?! Il prete la fissò interdetto, reggendo l’acquasantiera che ondeggiava ancora per lo slancio con cui si era diretto verso l’uscita. Con gesto imperioso Serafina tese il braccio verso la terrazza inferiore. Là, come su un gradino inferiore del Purgatorio, si accalcavano i familiari dei defunti inumati nelle urne. Le parole di Serafina li contagiarono e scoppiò un vero e proprio tumulto, tutti chiedevano con forza la benedizione dimenticata dei loro morti. Recitando una preghiera in latino a voce troppo alta come un esorcismo, il prete benedisse il colombario dalla sommità della scalinata, a distanza di sicurezza, e sparse molta più acquasanta del solito, anzi, non finiva più con le aspersioni, e alla fine innaffiò con ampi gesti anche i familiari che sopportarono storicamente. Solo la sorella di un uomo morto in un incidente, che aveva indosso un giubbotto da rockettaro, si pulì la buca con il dorso della mano sbaffandosi di rossetto rosso scuro».

Gertrud Leutenegger, Fuggiaschi tardivi, 2023

Pensiero 3

«”Si soffre nell’esatta misura di quanto vale la perdita, perciò si finisce per affezionarsi al dolore, secondo me”. Era la seconda parte dell’enunciato quello contro cui puntavo i piedi: mi pareva inutilmente masochistica. Adesso so che contiene del vero. Perché se non si può esattamente sostenere che al dolore ci si affezioni, va detto che si smette di considerarlo futile. Il dolore dimostra che non hai dimenticato; esalta il sapore dei ricordi; è la prova dell’amore. “Se non importasse, non importerebbe”. Ma il lutto è anche un terreno di seminato di trappole insidie che il tempo non diminuisce. Vittimismo, chiusura in sé stessi, disprezzo del mondo, tendenza egoistica reputarsi eccezionali: sfaccettature della stessa vanità. Guardate quanto sto male; quanto nessuno riesce a capirmi; non è forse la prova di quanto abbiamo amato? Forse, ma forse no. Ho visto persone mostrare il lutto ai funerali e non c’è spettacolo più vuoto. Il lutto può perfino diventare competitivo: guardate quanto lo/la amavo, lo testimoniano le mie lacrime (con le quali mi accaparro il trofeo). Si è portati a pensare, se non proprio ad affermare: io sono precipitato da un’altezza maggiore, lo si capisce dai miei organi spappolati. I dolenti esigono compassione, ma al tempo stesso, insofferenti a qualsiasi sfida al loro primato, sottovalutano la sofferenza degli altri per una perdita analoga».

Julian Barnes, Livelli di vita, 2013

Pensiero 4

«Nell’epoca ipermoderna i grandi sentimenti vengono depositati in una continua necessità di contatto, conferme, verifiche e controlli per tamponare la percezione di alienazione che si incontra ogni volta che la scelta amorosa si rivela incompleta per fronteggiare la paura di incontrare se stessi. Probabilmente dovremmo considerare la solitudine come una condizione che è diventata “nemica” a seguito dei cambiamenti sociali e culturali della nostra società. In tal senso è necessario ampliare la visione della solitudine da un’oggettiva condizione di isolamento a una mancanza ben più complessa nella costruzione della soggettività. Gli effetti collaterali si definiscono nei termini di patologia individuale quando si manifesta l’incapacità di stare insieme ad altre persone e come patologia sociale quando non si è in grado di stare da soli nemmeno cinque minuti, al pari di un legame simbiotico materno irrisolto. Non è un caso se le patologie del nostro tempo ruotano attorno ad aspetti relazionali come la compulsività, la fobia, la mania, le dipendenze, che si distinguono per essere con configurazioni illusorie di conservazione e mantenimento del legame. Questi elementi si associano alla solitudine poiché alla base non è presente un tessuto sociale che predispone un rapporto affettivo con la propria individualità. Per quanto riguarda l’anziano, la tematica risulta essere maggiormente complessa. L’età matura si presenta come la tappa finale di un lungo percorso esperienziale e assume una valenza positiva o negativa a seconda di come è gestita la vita personale, e di come si è stata capaci di avere autonomia, di maturare delle scelte consapevoli e di elaborare i lutti, di accettare l’invecchiamento e il senso del proprio percorso personale».

Diego De Leo e Marco Tabucchi, Nemica solitudine, 2019

Pensiero 5

«Non ho dormito neppure per un secondo, e neanche lo voglio. So tutto. Domani mi apriranno per constatare quel che sanno già: cioè che non c’è più nulla da fare. Mi ricuciranno, e quando mi sveglierò dall’anestesia mi diranno che sono stato operato. E io lo crederò, benché sappia tutto. Non ammetterò che i dolori torneranno di nuovo, più forti che mai. Si dice così: se sapessi che è un cancro allo stomaco mi sparerei un proiettile nel cervello! Sono attaccato a questa vita come mai prima, e anche se solo per un anno, un solo miserabile anno, un trimestre, due mesi (sarebbero settembre ottobre) continuerò a sperare, pur sapendo che sono perduto. Ma non sono solo, Hanna mi è amica, e non sono solo».

Max Firsch, Homo Faber, 1959

PENSIERI

Brevi approfondimenti, estratti di articoli, citazioni, idee, spunti o semplici annotazioni per riflettere insieme sulle tematiche più dibattute e attuali nel campo delle Medical Humanities.

A cura di Roberto Malacrida

AGENDA 2026

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Lunedì

5 ottobre
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PROGNOSI E DESTINO
Vero e falso nell’epoca della post-verità

liceo cantonale, blocco a, Bellinzona

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Mercoledì

7 ottobre
18.00

Spazio Curae
Auto-compassione

Fondazione Sasso Corbaro, Bellinzona

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Venerdì

9 ottobre
08.00

CAS – MODULO 12
La cura tra pubblico e personale: parole che restano

Fondazione Sasso Corbaro, Bellinzona

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Domenica

11 ottobre
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Prima luce: sessione di yoga e poesia all’alba

PIAZZA DEL SOLE, Bellinzona

eventi pubblici

Lunedì

12 ottobre
18.00

PROGNOSI E DESTINO

Cinema spettacolare e cinema critico ed espressivo. Come interpretare l’immagine di un film

LICEO CANTONALE, BLOCCO A, Bellinzona

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Venerdì

16 ottobre
09.00

Virtual Global Symposium on Reproduction

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Sabato

17 ottobre
14.00

Papà ha bruciato i biscotti

LUX art house, Massagno

eventi pubblici

Martedì

20 ottobre
20.30

PROGNOSI E DESTINO

Sentimental value

Cinema Forum, Bellinzona

eventi pubblici

Giovedì

29 ottobre
18.00

PROGNOSI E DESTINO

In dialettica tra finzione e autenticità in Che cosa sono le nuvole? di Pasolini

Liceo cantonale, blocco a, Bellinzona

eventi pubblici

Lunedì

2 novembre
18.30

A dialogue with Iona Heat and Maria Nadotti

FONDAZIONE SASSO CORBARO, BELLINZONA

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Martedì e mercoledì

10-11 novembre
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PROGNOSI E DESTINO

Il ritratto di Dorian Gray

teatro sociale, BELLINZONA

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Mercoledì

11 novembre
18.00

Spazio Curae
Arte e musica

Fondazione Sasso Corbaro, Bellinzona

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Venerdì

13 novembre
08.00

CAS – MODULO 13
Comunicare nei passaggi della vita: infanzia, fine vita, scelte e istituzioni

Fondazione Sasso Corbaro, Bellinzona

Formazione

Martedì

17 novembre
18.30

CONGELARE LA MATERNITÀ – 
Social freezing tra etica, salute di genere e consenso informato

ONLINE

EVENTI PUBBLICI

Lunedì

30 novembre
18.30

PROGNOSI E DESTINO

Vero e falso. Lo zoo di marmo del Papa

Biblioteca cantonale, bellinzona

EVENTI PUBBLICI

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9 dicembre
18.00

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Cinema e narrazione

Fondazione Sasso Corbaro, Bellinzona

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15 dicembre
20.30

PROGNOSI E DESTINO
Divine comedy

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eventi pubblici

La Fondazione Sasso Corbaro mira a trasformare il modo in cui la Cura viene pensata, insegnata e vissuta attraverso il contributo delle Medical Humanities e dell’etica. Dà forma al suo impegno attraverso cinque ambiti di azione intrecciati: formazione, ricerca, consulenza, progetti editoriali e iniziative di divulgazione.

Event registration
A Dialogue with Iona Heath and Maria Nadotti

 

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MONDAY 2 NOVEMBER 2026 / 06.30 PM

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La verità che cura: tra scienza, arte e narrazione

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Quando sbagliamo: comunicare l’errore, trasformare il conflitto

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15 aprile / 6 maggio / 3 giugno / 8 luglio / 5 agosto / 9 settembre / 7 ottobre / 11 novembre / 9 dicembre
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Comunicare nella soglia: crisi, cure palliative, fine vita

13 marzo 2026 / 08.00 – 17.00
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Dalla vulnerabilità alla scelta: comunicare tra differenze e personalizzazione

20 febbraio 2026 / 08.00 – 17.00
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Mercoledì 9 dicembre 2026 / 18.00 – 20.00
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Mercoledì 11 novembre 2026 / 18.00 – 20.00
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Mercoledì 7 ottobre 2026 / 18.00 – 20.00
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Mercoledì 9 settembre 2026 / 18.00 – 20.00
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Mercoledì 8 luglio 2026 / 18.00 – 20.00
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Mercoledì 3 giugno 2026 / 18.00 – 20.00 
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Mercoledì 6 maggio 2026 / 18.00 – 20.00 
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Mercoledì 15 aprile 2026 / 18.00 – 20.00 
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Da un quartiere alla Casa: il ruolo della narrazione compassionevole come Cura del dolore ontologico

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Sabato 23 maggio 2026 – 11.00
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Sabato 14 marzo 2026 – 11.00
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Porte aperte alla Fondazione Sasso Corbaro

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Martedì 10 febbraio 2026 – dalle 17.00
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Iscrizione evento "Vivere, morire, dire" – 11 marzo

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4 MARZO 2026 – 18.30
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25 MARZO 2026 – 18.30
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