Tra i primi saggi che recensisco in «Sullo scaffale», dove la narrativa la fa solitamente da padrone, questo Etica dell’intelligenza artificiale, scritto dal professor Luciano Floridi (ordinario di filosofia ed etica dell’informazione a Oxford e di sociologia della Cultura e della Comunicazione a Bologna) merita sicuramente l’attenzione degli amici della Fondazione Sasso Corbaro. La ragione è semplice e la si trova nel titolo. L’etica, che Floridi va ad esplorare all’interno del mare magnum dell’«intelligenza artificiale» (IA), è infatti uno degli interessi maggiori della Fondazione e, seppur il saggio non abbia l’intento di indagare in maniera specifica le applicazioni dell’IA nel mondo sanitario e anzi si possa piuttosto definire un’analisi a trecentosessanta gradi dell’utilizzo dell’IA in molti settori, non sono affatto rari gli esempi che provengono dal settore socio-sanitario (precisi riferimenti bibliografici permettono, tra l’altro, al lettore interessato di recuperare le pubblicazioni citate).
Se dovessi selezionare i capitoli che ho trovato maggiormente interessanti (considerate che si tratta di un giudizio personale e non mi stupirebbe che la vostra curiosità ve ne faccia apprezzare probabilmente altri tra i quattordici di cui il libro è composto), il quarto capitolo nel quale Floridi definisce i principi etici fondamentali dell’IA (quattro sono gli stessi della bioetica: beneficienza, non maleficenza, autonomia e giustizia e il quinto è l’esplicabilità, ovvero il «Come funziona?» e il «Chi è responsabile del modo in cui funziona?») e il tredicesimo capitolo, nel quale il professore si sofferma a valutare le possibili applicazioni dell’IA per il bene sociale e l’impatto di progetti basati su questa tecnologia sui 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, sono sicuramente i miei favoriti.
Perché leggerlo?
Perché pensiamo di sapere qualcosa di IA, ma molto di quanto sappiamo – escludendo gli addetti ai lavori, chiaramente – è spesso nebuloso, impreciso e superficiale. Questo bel saggio di Luciano Floridi aiuta, invece, a fare parecchia chiarezza.
Una citazione dal libro
«L’IA sta fornendo una riserva crescente di capacità di «agire smart». Messa al servizio dell’intelligenza umana, tale risorsa può potenziare enormemente l’agire umano. Possiamo fare di più, meglio e più velocemente, grazie al sostegno fornito dall’IA. Nel senso di «intelligenza aumentata», l’IA potrebbe essere paragonata all’impatto avuto dal motore sulle nostre vite. Maggiore è il numero di persone che godranno delle opportunità e dei benefici di una tale riserva di agire smart «a disposizione», migliori saranno le nostre società. La responsabilità è dunque essenziale, in considerazione del tipo di IA che sviluppiamo, di come la utilizziamo e se ne condividiamo vantaggi e benefici con tutti. Naturalmente, il rischio corrispondente risiede nell’assenza di tale responsabilità».
Federica Merlo
Newsletter #30
30 luglio 2022
Sullo scaffale
Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.