Eroina – Dieci storie di ieri e di oggi, uscito nella collana, ormai cult, Strade Blu di Mondadori nell’ottobre di quest’anno mi ha spiazzato. Sì! Mi ha spiazzato perché tutto mi sarei aspettata di leggere nel 2022 tranne che un saggio storico – ben scritto e con una cura meticolosa per fonti e citazioni – che racconta la storia della malattia da eroina in Italia. Perché, se è vero che di recente la serie televisiva «SanPa» sulla comunità di San Patrignano di Vincenzo Muccioli e qualche incursione di notizie dagli Stati Uniti rispetto alla crisi degli oppiodi che sta mietendo moltissime vittime (100.000 morti per Fentanyl e altri oppioidi solo nel 2021 negli States!) abbiano contribuito a riportare una certa attenzione nei confronti di questa sostanza, sono anni che di eroina se ne parla pochissimo, come se il «problema» non esistesse più. E, purtroppo, non è affatto così.
Vanessa Roghi, che da tempo invece si occupa di malattia da eroina (si legga anche un altro suo libro, Piccola città. Una storia comune di eroina (2018)) ha quindi il merito, non solo di mantenere alta l’attenzione ma anche di ribadire, attraverso uno sguardo – mi si conceda il termine – «sociale», che la malattia da eroina è ancora una realtà (vengono portati anche esempi attuali nel testo) e che in quanto tale va affrontata mettendo «in campo tutti i tipi di interventi necessari ad affrontarla. Perché una malattia sociale deve prevedere una convivenza di qualche tipo con i malati. Anche perché la malattia da eroina, come moltissime malattie, non prevede in molti casi una guarigione totale».
Vale inoltre la pena sottolineare come l’autrice abbia anche inserito delle pagine lucidissime sulla trasformazione del drogato eroinomane da problema «reale» e «serio» a «flagello», negli anni in cui arrivarono in Italia i primi casi di AIDS (1982).
Perché leggerlo?
Perché, come scrive Roghi, «anche un libro di storia può essere utile. Perché occorre maggiore informazione, maggiore consapevolezza, a ogni livello» per comprendere gli errori commessi e non ripeterli.
Una citazione dal libro
«Senza dubbio un mondo senza alcuna dipendenza sarebbe migliore: dipendenza da sostanze, da consumi, dipendenza affettiva, dipendenza economica. In attesa di quel giorno dobbiamo concentrarci sulle pratiche che cambiano materialmente in meglio la vita delle persone. «La guarigione è portentosa, salvifica, miracolosa. Definire uno stato di astensione dall’uso di eroina che si protrae da un anno come una guarigione può essere corretto (con molte riserve), ma non è utile ed è pericoloso. Più corretto, saggio e prudente parlare di remissione, che indica la scomparsa dei sintomi della malattia, ma non delle condizioni che l’hanno provocata. La persona rimane vulnerabile, anche se in benessere, e potrebbe ancora esprimere il sintomo. La parola remissione non deve spaventare, non è una svalutazione dello sforzo effettuato, né una minaccia incombente, quanto un termine più appropriato per indicare la scomparsa completa dei sintomi in una malattia cronica, che può recidivare. La remissione, però, può durare tutta la vita.» Facciamo in modo che questa vita sia piena e degna di essere vissuta».
Federica Merlo
Newsletter #34
30 novembre 2022
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