Spinta dalla curiosità di leggere lo scrittore che l’anno scorso è stato capace di convincere i librai francesi a conferirgli il loro prestigioso premio, il Prix des Libraires, giunto ormai alla sua 67esima edizione, ho letto in poche sedute (178 pagine) questo Eredità. Si tratta del terzo romanzo che i tipi di 66thand2nd portano in Italia – in questo caso con l’ottima, e non era facile! traduzione di Francesca Bononi – del giovane Miguel Bonnefoy, classe 1986, Parigino di nascita ma con padre Cileno e madre Venezuelana.
Bonnefoy, in questo suo ultimo libro ci racconta l’epopea di due famiglie che si intrecciano, quella dei Lonsonier e dei Lamarthe, i cui primi due membri, il vignaiolo Giurassiano Lazare e il musicista Etienne arrivano sul finire dell’Ottocento, via nave, dalla Francia al Cile, dove si stabiliscono e fanno fortuna. Scegliendo di dedicare ciascuno dei lunghi capitoli di cui il libro è composto a un unico personaggio (i vari Thérèse, Margot, El maestro, Michel René etc.), lo scrittore francese, costruisce una narrazione fatta di uomini e donne che sembrano usciti dai romanzi di Marquez e di Steinbeck. Destini sempre in bilico tra benevolenza e tragedia, questo ci troverete… e se poi siete un po’ fatalisti come me, ci vedrete anche moltissima azione del «caso».
Va infine menzionata la scrittura: Bonnefoy ha una prosa ricchissima e le sue descrizioni di luoghi e personaggi sono il valore aggiunto di un libro che può essere letto sia da chi ama la potenza emotiva da romanzone del Sud America, sia da chi ha voglia di scovarci tante tematiche ancora molto attuali, tra cui l’emancipazione femminile (che bellezza le donne di Eredità!), gli aspetti etici di certe decisioni che la vita ci costringe a dover prendere e gli orrori delle guerre e del regime totalitario Cileno.
Perché leggerlo?
Perché non si scrivono più molti romanzi di questo tipo al giorno d’oggi. Quindi, anche se non fosse proprio nelle vostre corde, beh, dategli una chance… e vedrete che non ne rimarrete delusi.
Una citazione dal libro
«Di Icaro conosceva unicamente l’ascensione, perché chiudeva sempre il libro prima della caduta. Guardandola si scorgevano già i tendoni a bordo pista, le maschere per l’ossigeno e le forti turbolenze. Non si era lasciata tentare, come altri, dal fascino dell’uniforme, del cuoio, del prestigio e dai galloni alati. Margot Lonsonier faceva il suo ingresso nell’aviazione come un tempo si prendevano i voti, per abbracciare una vocazione e morirvi».
Recensione di Federica Merlo
Newsletter 25
28 febbraio 2022
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Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.