Pensiero 1
«J’ai la nostalgie de hier où je pouvais croire que ce serait mieux demain. Elle n’a pas grand-chose à voir avec la nostalgie de tous ceux qui pensent que c’était mieux avant. Toute ma vie, j’ai cru en demain parce que tous les matins, même les pires, j’ai pensé qu’aujourd’hui était vierge, ‘vivace et bel’, et que le soleil se lève toujours glorieux et inattendu. Mais voilà aujourd’hui, c’est aujourd’hui d’aujourd’hui (et c’est l’âge que j’ai ou l’époque qu’on vit, ou les deux?), c’est une autre phrase qui se lève en moi le matin : ‘Des yeux dans le bois cherchent en pleurant la tête habitable’. C’est entre ces deux phrases, de Mallarmé et de Char, que j’étouffe d’écrire la nostalgie. Parce qu’il y a des milliers d’Ulysse mort en la Méditerranée, parce que personne ne sait plus qui peut accueillir ni comment, parce que la guerre et ses morts indistinctes, ou distinctes seulement par leur atrocité, sont partout, et même parce que l’écoanxiété, avec son aura de dépendance capitalistique, nous gagne pour de bon».
Barbara Cassin, Le Monde, 17.11.2023
Pensiero 2
«Le consentement est le concept central des lois sur les agressions sexuelles dans le monde depuis des siècles, et l’est toujours. Et, de facto, cette notion est le principale prétexte, légal et social, de rien faire contre les agressions sexuelles. Dans le cas de violences sexuelles alléguées, se focaliser sur l’absence ou non de consentement sert de projection psychologique du point de vue masculin. On fait le procès de la victime en se concentrant sur l’état d’esprit de la plaignante – que pensait-elle ? – plutôt que les débats ne portent sur le comportement de l’auteur – que faisait-il ? – et qu’on juge de façon dont il a tiré parti d’une situation d’inégalités pour parvenir à ses fins».
Catharine MacKinnon, Le Monde, 21.03.2023
Pensiero 3
«Come si può leggere nella sentenza di appello dell’8 novembre, il giudice Peel scrive che le condizioni di Indi stavano velocemente deteriorandosi, che ‘rimane in condizioni critiche, agitata e sofferente’ nonostante le cure, che i trattamenti invasivi necessari per tenerla in vita le stavano procurando sempre più dolore, e che perciò Indi era sottoposta a sedazione continua ma stava diventando ‘altamente dipendente dalla sedazione, e perciò anche più a rischio’. Quindi Indi era inguaribile e anche incurabile, perché i trattamenti stavano avendo sempre minore effetto. Trasferirla in Italia l’avrebbe esposta a rischi e portato solo altro dolore. Ma per fortuna ora la povera Indi non soffre più».
Andrea Casadio, Domani, 17.11.2023
Pensiero 4
«Partendo in ordine sparso dai suoi autori preferiti: Primo Levi, Calvino, Magris, Svevo, Bernhard, Freud, Stevenson, Conrad, Verne, Del Giudice dichiara la relazione ‘assolutamente probabilistica’ tra parole e cose. La narrazione, il racconto, le storie sono per lui nient’altro che ‘reti per agganciare la realtà, per inventarla’. Naturalmente si parla di narrazione letteraria, non di narrazione giudiziaria, pubblicitaria o politica, ma ciò non toglie che la distanza tra parole e cose sia altrettanto ‘probabilistica’. Il fatto è che, diversamente da chi usa la narrazione per scopi utilitaristici e/o legati all’attualità (politici, giornalisti, pubblicitari eccetera), lo scrittore ha ben presente che sta lavorando nel campo delle probabilità e dunque della sfera dell’incertezza: sembrerà un paradosso, ma nell’usare le parole, lo scrittore è il più incerto (e dunque il più cauto) di tutti».
Paolo Di Stefano, Azione, 27.11.2023
Pensiero 5
«Il fenomeno del disagio giovanile, anche all’interno delle mura scolastiche, dovuto al costante timore di non essere all’altezza delle aspettative, oggi è assai diffuso. La risposta, ancora una volta, non è univoca, spiega Pedroni. ‘In primo luogo, occorre recuperare una certa idea di scuola, come luogo autorevole, riconosciuto dagli allievi e dai genitori, capace di giudizio credibile, rigoroso ma pure benevolente’. Nello stesso tempo, è fondamentale adottare un approccio valutativo che rifletta la complessità e la diversità delle abilità degli studenti. ‘La scuola deve anche incentivare un clima che integri il possibile insuccesso come parte del processo di apprendimento e di sviluppo personale, abbandonando l’idea che bisogna sempre essere vincenti a tutti i costi’. Deve insomma evitare di trasformare le difficoltà scolastiche in una forma di stigmatizzazione sociale o di distruttiva autosvalutazione. Questione di equilibrio fra due estremi negativi: ‘Una volta c’era il banco degli asini, che tanta sofferenza e umiliazione ha prodotto; d’altra parte, non possiamo far finta che tutte le prestazioni ottengano il medesimo risultato’. Più in generale, ogni società, anche quella democratica, ha bisogno di valorizzare i meriti: ‘Perché quando andiamo dal medico, per esempio, vogliamo che questo medico abbia subito un serio processo di selezione. Ma vorremmo, anche, che la sua formazione non sia stata incentrata su competenze tecnico-specialistiche, ma abbia avuto a che fare con qualcosa che richiami l’antica idea di saggezza’.
D’altro canto – osserva ancora Pedroni – c’è una crescente difficoltà da parte dei giovani di accettare la dimensione della sconfitta e della vulnerabilità, ‘senza vivere un eventuale fallimento parziale come necessario e giusto, in quanto costruttivo e che ‘non metta mai in discussione la persona, bensì le sue puntuali conoscenze e competenze’ è un altro passaggio verso un recupero sano della valutazione».
Francesco Pellegrinelli, Corriere del Ticino, 28.11.2023
1 dicembre 2023
PENSIERI
Brevi approfondimenti, estratti di articoli, citazioni, idee, spunti o semplici annotazioni per riflettere insieme sulle tematiche più dibattute e attuali nel campo delle Medical Humanities.
A cura di Roberto Malacrida