Romanzo vincitore (meritatissimo!) del Premio Strega Europeo 2021, Cronorifugio, dello scrittore bulgaro Georgi Gospodinov è una profonda e interessante riflessione sulla memoria, sulla nostalgia e sul passato. Tuttavia, se queste potrebbero sembrarvi tematiche già ampiamente affrontate nella storia della letteratura – in effetti è così – è il come l’autore tratta la materia e la scrive che rende questo libro un unicum nell’attuale panorama letterario. Gaustin (un omino stilizzato disegnato su alcune pagine che «cammina» con il lettore), è, insieme al narratore, uno dei due personaggi protagonisti delle vicende narrate; vicende che potremmo definire quasi fantascientifiche. In una società dove, a causa dell’Alzheimer, molti perdono la memoria, Gaustin decide, prima a Zurigo e poi, dato il successo, in varie località d’Europa, di creare delle «cliniche della memoria», nelle quali i pazienti possano immergersi in epoche passate – il decennio degli anni ’60 o quello dei ’70 ad esempio – per cercare di riappropriarsi dei propri ricordi. Nella seconda parte del romanzo, a tratti anche molto divertente, satirico e trascinante, sono invece vari stati Europei a intraprendere un referendum sul passato per decidere in quale epoca storica valga la pena ritornare a vivere. Non vi pare che questo sia un chiaro riferimento a quanto succede intorno a noi con la Brexit e con le varie derive totalitarie che strizzano l’occhio alla storia recente?
Con un’operazione geniale, sia a livello di montaggio che di sperimentalismo letterario (verso la fine si ha quasi l’impressione che anche il romanzo stesso e i suoi paragrafi si ammalino di Alzheimer) Gospodinov riesce a scrivere un testo attualissimo, capace di essere, da un lato politico e filosofico e dall’altro letterariamente innovativo, senza però far mai perdere il gusto della lettura.
Perché leggerlo?
Perché Cronorifugio è tra i migliori esempi di quella letteratura in grado di mettere in atto un tentativo di riflessione profonda sul contemporaneo, troppo spesso, ultimamente, affidata alla superficialità di altri media.
Una citazione dal libro
«Quando le persone con le quali hai condiviso un passato se ne vanno, ne prendono con sé una metà. In realtà tutto, perché non esiste mezzo passato. È come se tu avessi tagliato verticalmente una pagina in due e leggessi le frasi solo fino alla metà, mentre l’altro legge la fine. Nessuno ci capirebbe niente. Quello che teneva in piedi l’altra metà, non c’è più. Quello che è stato così vicino nei giorni, le mattine, i pranzi, le cene e le notti, nei mesi e negli anni di questo passato… Non c’è chi possa confermarlo, non c’è con chi poter suonare insieme all’unisono. Quando mia moglie se n’è andata, mi sembra di aver perso metà del mio passato, in sostanza tutto. Il passato si suona solo a quattro mani, almeno a quattro mani».
Recensione di Federica Merlo
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30 gennaio 2022
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Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.