Il 6 luglio il memoir di Ada d’Adamo, Come d’aria, ha vinto lo Strega, il più importante e prestigioso premio letterario italiano. D’Adamo, prima di esordire proprio con Come d’aria, era una ballerina, coreografa e studiosa di danza. Era, perché proprio nei giorni in cui il suo libro passava le selezioni e veniva annunciato tra i dodici finalisti, la scrittrice è morta a causa del tumore al seno che l’ha colpita alcuni anni fa.
In «Sullo scaffale» cerchiamo, come avrete notato, di ampliare un po’ gli orizzonti e presentarvi testi che non siano unicamente legati alle tematiche di cui abitualmente si occupa la Fondazione Sasso Corbaro (l’etica clinica, la cura, la malattia…).
Tuttavia, in questo caso, non potevo esimermi dallo scrivere qualche riga per consigliarvi Come d’aria, perché, da tempo, non leggevo un libro in cui disabilità e malattia vengono trattate in maniera così onesta e potente e, soprattutto, senza il ricorso a una retorica stucchevole – brutto vizio di molti testi che trattano questi argomenti.
D’Adamo, nel suo Come d’aria, prima ancora di parlarci del suo tumore, del suo scoprirsi malata, ci racconta però della nascita della figlia Daria (bella la scelta di usare un poetico gioco di parole come titolo!), vera protagonista del libro, affetta da oloprosencefalia, una rara malattia cerebrale che la rende invalida al cento per cento.
Considerando che il libro è breve e in un pomeriggio riuscite a leggerlo, in un fiato, dall’inizio alla fine, non mi voglio dilungare oltre. Concludo, invece, citando le parole di un articolo molto interessante uscito su Il Manifesto l’indomani della vittoria di d’Adamo allo Strega, nel quale Laura Marzi, dice che Come d’aria è anche un romanzo politico: «nella volontà e nel coraggio di esprimere il dolore e il rifiuto di chi si deve prendere cura dell’altra, mostrando che tale rifiuto non è sintomo di pochezza o malignità, è invece componente ineludibile della verità della cura, dell’umanità di chi, come Ada D’Adamo per esempio, si è sentita disperata e furiosa di fronte ai pianti incoercibili di Daria».
Perché leggerlo?
Perché Come d’aria dimostra che la letteratura è un’arte «malleabile», «plasmabile», e può anche diventare, come in questo caso, uno strumento per raccontare la solitudine a cui i pazienti e i loro cari vanno incontro quando manca loro un’adeguato sostegno da parte delle istituzioni.
Una citazione dal libro:
«È dura da ammettere, ma seguendoti nella tua giovane vita, ho capito che esiste una disabilità “bella” e una disabilità “brutta” e che anche in questo “mondo a parte” le persone – dagli sconosciuti, ai terapisti, ai medici – subiscono il fascino del bello, proprio come avviene nel “mondo normale”. All’inizio questo mi infastidiva, mi domandavo se fosse giusto che gli altri si avvicinassero a te solo perché eri bella. Ma poi in quel “solo” ho trovato il senso più nobile e profondo della parola bellezza. Ho pensato che ciascuno di noi riceve almeno un dono dalla vita e che, nella sfiga generale, tanto vale approfittarne. Desideravo la bellezza e l’ho avuta: ho avuto te».
Federica Merlo
Newsletter #42
30 luglio 2023
Sullo scaffale
Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.