Giulio Cavalli è un giornalista, scrittore e attore teatrale. Molto spesso nel suo lavoro ha trattato il tema dell’immigrazione dal punto di vista di chi la vive in prima persona. Nel 2018 è uscito il suo romanzo Carnaio, finalista al premio Strega e al premio Campiello. In Carnaio, che è a tutti gli effetti un romanzo distopico, siamo a DF (citazione del Distrito Federal di Roberto Bolaño) un paese qualsiasi dell’Italia meridionale affacciato sulla costa, nel quale da un giorno all’altro iniziano ad arrivare ondate di corpi morti, tutti uguali. Senza che nessuno ricerchi l’origine e la causa di questo fenomeno, i cittadini si danno da fare per trasformare questo dramma in opportunità economica, usando i corpi in modi parecchio eccentrici. Tale operato susciterà l’intervento da parte dello Stato che, tuttavia, innescherà un processo di isolamento estremo degli abitanti di DF guidati dal loro sindaco (con chiusura delle frontiere, utilizzo di armi per difendere i confini, cittadinanze concesse soltanto agli autoctoni ed espulsione di giornalisti) e porterà il paese a chiudersi in una vera e propria bolla di plexiglas.
In risposta a una domanda sul tema di Carnaio durante un’intervista, Cavalli ha detto che il libro non parla tanto di immigrazione ma si concentra piuttosto sulla disumanizzazione che questa ha prodotto negli anni recenti su chi accoglie, sul «popolo spaventato». Un’altra caratterista peculiare che rende questo libro uno dei migliori romanzi di genere usciti nel panorama letterario italiano negli ultimi anni è sicuramente la forza della lingua utilizzata che, grazie alle doti dello scrittore «fluisce con naturalezza all’interno di architetture complesse […] impreziosita da espressioni ingegnose e parole rare» (D. Sinfonico, La balena bianca, 2019).
Perché leggerlo?
Perché ci spiega cosa succede quando, per proteggere il nostro operato, spostiamo l’etica «un po’ più in là» e decidiamo che quello che ieri «non era giusto» oggi «giusto», purtroppo, lo diventa.
Una citazione dal libro
«Quando se ne va l’umanità, anche il vero diventa un lusso: non è per ignoranza, come potrebbe sembrare, ma per un rimescolamento avvelenato delle priorità. Il trucco, mamma, sta nel convincere le persone che esista qualcosa di altro da proteggere […] e che tutto il resto sia terribilmente poco importante».
Federica Merlo
30 giugno 2020
Sullo scaffale
Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.