Sapevo che sarebbe stato pubblicato a febbraio di quest’anno Bianco è il colore del danno, memoir della giornalista mediorentalista Francesca Mannocchi. In questo testo, il cui titolo si riferisce al colore dei segni radiologici della Sclerosi Multipla alla Risonanza Magnetica, la scrittrice racconta il percorso intrapreso per arrivare alla diagnosi e soprattutto i cambiamenti che il suo corpo e, di conseguenza, la sua vita, hanno subito dopo la scoperta di «essere malata» di questa patologia neurologica cronica e debilitante.
Devo confessare che se non ci fosse stata una lettrice della news-letter che ci avesse richiesto di recensirlo, non credo che ne avrei scritto, nonostante questo libro io lo abbia letto tutto d’un fiato pochissimi giorni dopo la sua uscita. A volte però, per affrontare tematiche che, anche solo per delle coincidenze sfortunate, ci fanno più male di altre… serve qualcosa o qualcuno che ci dia una «spinta gentile». Quindi, grazie lettrice!
Capirete, però, che per questo motivo ho ancor meno intenzione di quanto faccia di solito, di descrivervi nel dettaglio ciò che nel libro viene raccontato. Trasformo invece questa recensione in uno spassionato invito alla lettura di questo testo a tutti coloro che abbiano voglia di affrontare «un reportage di una guerra che ha per territorio il corpo e la storia dell’autrice» e che seguendo «due principali muovimenti narrativi che ne conseguono: da un lato il percorso riluttante, ma necessario, per addomesticare l’universo della medicalizzazione […]; dall’altro la ricerca del senso che sottopone a uno scandaglio spietato il passato e il presente dell’autrice» (Alessandra Sarchi, La lettura, 14 febbraio 2021) vogliano provare a comprendere l’unicità dell’essere umano di fronte alla malattia.
Aggiungo altresì che Mannocchi, probabilmente anche per un suo personale imprinting giornalistico, non si dedica solo e soltanto ad una analisi lucida di sé, ma dedica molte pagine a denunciare, senza alcun timore, quelle che sono le mancanze del sistema sanitario (Italiano nella fattispecie, anche se i problemi sono simili per molte altre realtà), al rapporto spesso ambiguo dei sani con il malato e alla sua condizione di donna, lavoratrice e mamma di un bambino piccolo.
Perché leggerlo?
Perché è anche un libro pieno di bellissima musica (per chi volesse è raccolta qui)
Una citazione dal libro
«Perché il sano, per quanto amore abbia, sarà sempre non-malato rispetto al malato. E in un luogo oscuro, il malato non glielo perdona».
Federica Merlo
30 aprile 2021
Sullo scaffale
Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.