Questo autoritratto del 1819, raffigura Goya seduto e sofferente per un grave scompenso cardiaco, assistito da un medico che lo sorregge e che gli porge un bicchiere, forse con un oppiaceo, per quietargli la dispnea. Sullo sfondo scuro, in penombra, alcune figure funerarie appena accennate, forse donne, assimilabili alle Parche greche, pronte a tagliare il filo della vita dell’artista.
Francisco de Goya, morto solo nel 1828, supererà la crisi e per commossa riconoscenza al suo amico medico, Dr.Arrieta, gli dedicherà un anno dopo questo dipinto, come riportata nell’iscrizione autografa, nella parte inferiore della tela. La cardiopatia dell’artista, così come la nota sordità, accopagneranno Goya per buona parte della sua vita, trovando nel medico/amico, una figura non solo curante sotto l’aspetto prettamente medico, ma anche come persona vicina. Il dipinto stesso rappresenta il legame indissolubile tra medico e paziente, nel momento estremo tra la vita e la morte, su quella linea instabile che si percorre durante la cura.
25 ottobre 2025
Curare ad arte
Una ricerca sul tema della cura nel mondo dell’arte, perché curare è un’arte e l’arte può essere cura.