Comunicare al medico i propri sintomi, anche a distanza. Oggi si può: basta inviare una foto per mail, scrivere con whatsapp, messenger oppure organizzare una videochiamata. All’inizio del sedicesimo secolo invece tutto questo non era possibile, ma come è capitato spesso nel corso della storia, l’ingegno dell’uomo ha saputo precorrere i tempi. Albrecht Dürer lo ha fatto nella maniera a lui più confacente, utilizzando le sue capacità illustrative. Con un autoritratto l’artista indica la parte anatomica dolente, interrogando il medico per capire l’origine della sintomatologia e la cura possibile. Un rapporto epistolare medico-paziente del tutto originale per l’epoca, ma che coglie perfettamente lo spirito di fiducia tra i due interlocutori. Immaginiamo Dürer intento a dipingere, magari lontano da casa, accolto in una delle corti rinascimentali del Nord Europa dove era ritenuto uno dei massimi pittori dell’epoca. Sicuramente l’artista era attorniato da medici e dottori di corte, ma decide di autoritrarsi e far giugere una missiva ad un medico di sua fiducia, quello con cui ha instaurato quel rapporto medico-paziente che sta alla base del processo di Cura.
Anche il disegno indica una certa famigliarità; il paziente si ritrae nudo proprio come durante una visita medica, indica il male con il dito, ma soprattutto pone lo sguardo verso l’interlocutore, cercando cosi di instaurare ancor di più un contatto che, seppur a distanza, il disegno ci fa percepire.
Senza dubbio è un documento valido dal punto di vista storico più che artistico, ma è interessante pensare come i grandi geni del passato riescano ad essere tali ancora oggi anche unicamente con il loro tratto e nella quotidianità del messaggio.
1 giugno 2022
Curare ad arte
Una ricerca sul tema della cura nel mondo dell’arte, perché curare è un’arte e l’arte può essere cura.