Artemisa Gentileschi non è stata una pittrice, ma La pittrice. Senza di lei forse non avremmo avuto Berthe Morisot, Tamara de Lempicka e neanche Frida Kalho. In un ambito artistico all’epoca ad esclusiva maschile lei si è fatta strada e ha scardinato più di un pregiudizio.
In questo quadro Artemisa sfida apertamente il mondo maschile ponendosi lei, donna e pittrice come personificazione della Pittura stessa. L’artista che si fa arte, la donna che si eleva non per quello che è nel suo satus di bellezza, ma per quello che fa nella società. La Gentileschi infatti non propone un ritratto idealizzato, ma reale. La pittrice è scompigliata, vestita in maniera adatta al mestiere e non per apparire in posa, intenta e concentrata nel suo operato. La pittura è una donna che dipinge.
Al di là di quello che poi Artemisa diverrà nel percorso storico dell’emancipazione femminile, l’artista rivendica il diritto di prendersi cura di ciò che le piace fare, al di là dei preconcetti vigenti. Prendersi cura di sé passa anche dal potersi esprimere. Sentirsi accettati , capiti. Artemisa urla al mondo che lei è pittrice, ed è questo che le piace fare ed è per questo che vuole sentirsi accolta. Rivendicare ciò che si è diventa un atto di cura verso se stessi, ma è anche una richiesta: quella di prendersi cura di me per ciò che sono. Prendersi cura della Pittura, della pittrice, della donna, di Artemisa, che stata è tutto questo ed è diventata anche di più.
1 marzo 2021
Curare ad arte
Una ricerca sul tema della cura nel mondo dell’arte, perché curare è un’arte e l’arte può essere cura.