Senza timore di essere smentita posso affermare che questo Annientare, del romanziere francese Michel Houellebecq, era il titolo più atteso di narrativa letteraria del 2022. E poi con lui va sempre a finire così: spacca il pubblico dei lettori in chi lo ama, chi non lo sopporta, chi lo considera uno scrittore sopravvalutato… eppure, nonostante ciò, tutti lo leggono e vende moltissimo! Pensate che in Francia la prima tiratura ha raggiunto la cifra stratosferica di 300mila copie. Va inoltre riconosciuto anche il merito dell’editore italiano, la Nave di Teseo, che pubblica questo romanzone di 700 e rotti pagine – non consueto per uno che ultimamente si «limitava» alle 250-300 – in contemporanea con l’uscita casalinga.
Ambientato in un futuro molto prossimo, tra il 2026 e il 2027, negli ambienti del massimo potere politico francese durante la campagna elettorale per le nuove elezioni presidenziali, Annientare racconta le vicende di Paul Raison, consigliere del ministro dell’economia, marito in crisi da più di dieci anni e figlio di un padre costretto alla sedia a rotelle e all’impossibilità di parlare a causa di un grave ictus. A prescindere da una trama molto più ricca di fatti e personaggi rispetto a quanto si possa qui riassumere, è tuttavia, come sempre, la trattazione dei temi (tra cui il terrorismo internazionale, la situazione della borghesia e della classe media francese, l’immigrazione, il mondo del lavoro, la religione) che fa la fortuna dei libri del più famoso scrittore francese. Infatti, così come in molte delle sue opere precedenti, anche in Annientare Houellebecq riesce perfettamente nell’impresa d’integrare gli aspetti socio-politici – conservando la sua visione lucidissima sul presente e dal sapore profetico sul futuro – con le vicende personali dei suoi personaggi, costantemente inadeguati nei confronti della realtà che vivono e, forse anche per questo, tremendamente reali.
Se dovessi decidere di selezionare una sola tra le tante questioni che Annientare pone al lettore, non avrei però dubbi nel dire che questo libro è stato per me soprattutto un libro sulla malattia e su come la società, con tutte le sue storture, giochi un ruolo fondamentale nel determinarne le prospettive e gli esiti.
Perché leggerlo?
Perché, che lo si ami o lo si odi, non si può non riconoscere che la penna di Houellebecq sia ad oggi, nel panorama letterario mondiale, quella maggiormente in grado di descriverci come siamo e come, molto probabilmente, saremo.
Una citazione dal libro
«C’erano tante persone su questa terra che non avrebbe più rivisto, e ogni volta avrebbe fatto di tutto per non dare l’impressione di un addio, non avrebbe mai, in nessun momento, abbandonato un atteggiamento ragionevolmente ottimista e addirittura ironico, avrebbe fatto come tutti gli altri, avrebbe dissimulato la sua agonia. Si può anche disprezzare, e perfino odiare, la propria generazione e la propria epoca, ma piaccia o non piaccia vi si appartiene, e si agisce in maniera conforme alle sue idee; solo grazie a un’eccezionale forza morale è possibile sottrarsi alla sua influenza, e lui quella forza non l’aveva mai avuta».
Recensione di Federica Merlo
Newsletter 25
28 febbraio 2022
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Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.