Pubblichiamo questo mese una recensione di Stefano Cafarotti, primario di Chirurgia Toracica all’EOC. Siamo molto grati a Stefano, «amico» da tempo della Fondazione, che dopo la lettura di Amore di Hanne Ørstavik – come lui, relatrice al 9° Convegno della Fondazione tenutosi il 18 ottobre 2023 – abbia voluto donarci le sue impressioni sul romanzo più famoso della scrittrice norvegese.
Il romanzo Amore offre un’esperienza di lettura straordinaria. Mentre segue le vite dei protagonisti – una madre, Vibeke e il figlio di otto anni Jon – è come se fosse possibile scrutare, nello stesso tempo, una doppia esistenza: un punto di vista soprannaturale, quasi divino.
Ørstavik crea una connessione profonda tra il lettore e i suoi personaggi, permettendo di comprendere la loro fragile umanità. Questo parallelo tra le due vite raccontate nel libro richiama alla mente il concetto stesso di Divinità – una Divinità capace di osservare le esistenze di una madre e di un figlio con compassione, senza giudizio.
Il lettore, in una dimensione metafisica, accede al segreto intimo di due esseri umani che non si parlano, che non si rivelano reciprocamente. La solitudine esistenziale dei personaggi diventa palpabile e il lettore si trova a riflettere sul proprio posto nell’universo, come se condividesse le loro stesse esperienze.
In Amore la scrittrice dipinge a tratti piccoli e delicati una prospettiva profonda sull’umanità e invita il lettore a esplorare l’amore, la solitudine e la compassione in modo coinvolgente e unico. Ci esorta ad guardare l’adulto e il bambino che è in noi chiedendogli con dolcezza inaudita di amalgamarsi, di impastarsi in una cosa sola.
Ørstavik sembra suggerire al proprio lettore di non rimanere ad aspettare a pancia in giù nella neve che la vita ci raggiunga.
Perché leggerlo?
Per ri-scoprire il valore del bambino che abbiamo dentro. Per non dimenticare che quel bambino sogna un trenino con cui viaggiare, insieme – per sempre.
Una citazione dal libro
«Il rumore della macchina. Quando sta aspettando che arrivi non riesce a farselo tornare in testa. Me lo sono dimenticato, pensa. Ma poi arriva, spesso quando lui ha smesso per un momento di aspettarlo e non ci pensa. Lei arriva e lui riconosce il rumore, lo sente, nella pancia, è la pancia che si ricorda il rumore, non io, pensa, e appena dopo che ha sentito la macchina, la vede, da quell’angolo della finestra, la macchina blu gira la curva dietro il cumulo di neve in fondo alla strada, lei sterza per entrare in casa e sale la piccola rampa verso l’entrata. Il rumore è forte e si sente benissimo da dentro la stanza prima che lei spenga. Poi lui la sente chiudere la portiera della macchina e aprire il portone d’ingresso, Jon conta i secondi prima che si richiuda. Gli stessi rumori ogni giorno».
Stefano Cafarotti
Newsletter #45
30 ottobre 2023
Sullo scaffale
Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.