Pensiero 1
«Sì, il silenzio è più che mai necessario e nel tempo delle vacanze può essere più facile che si presentino occasioni per viverlo: in passeggiate nei boschi, sui sentieri delle montagne, o in riva al mare. La natura silenziosa ci accompagna a praticare un silenzio che sa ascoltare le voci di ogni creatura ed è possibile percepire il “non detto” che, come parola degli altri, ci risuona nel cuore. So bene che il silenzio, come la solitudine, a chi non lo pratica può fare paura, ma occorre dare tempo al silenzio di diventare una realtà che possediamo e della quale disponiamo per l’umanizzazione».
Enzo Bianchi, la Repubblica, 29.07.2024
Il Commento
“Ascoltare il silenzio”, come già diceva Eraclito, permette, nella comunicazione delle “cattive notizie”, al paziente e ai suoi cari di capire un po’ meglio il significato vero delle parole e di elaborare almeno un poco la scelta del destino e la legittima domanda “perché proprio a me”?
Pensiero 2
«Che ce lo ricordiamo o no, gli animali domestici, talvolta mansueti, talvolta rabbiosi, con cui viviamo sono la malattia e la morte. D’altronde, avendo il Buddha bizantino e gli stessi Adamo ed Eva dimostrato che è insostenibile vivere senza vecchiaia, malattia e morte, cioè nel Paradiso terrestre e nelle sue varie declinazioni, tutti, allergici o no, condividiamo il nostro quotidiano con malattie e morte. La malattia domestica è il filo rosso, trasfusione e drenaggio, che percorrere le pagine di Stelle solitarie di Cristina Marconi. La protagonista, omonima dell’autrice, racconta con coraggio, una certa spensieratezza e una certa comicità – una comicità logica, non greve, spiazzante come sempre – si trova a fronteggiare un trasloco, il tumore dell’uomo con cui vive col quale ha una bambina, Luca, e il tumore di un’amica, Vera, che, curiosa e vitale, come dalla prima pagina di questo romanzo, decide di andare fino a Houston laddove, quando si ha un problema – Houston! Houston! – si può tentare di risolvere perché le ricerche sono avanzate, le cure sperimentali, e perché tra siderae desidera, come suggerisce l’etimologia della parola stelle, il passo è breve. “Se il tempo è galantuomo, lo spazio può esserlo ancora di più, e soprattutto ha la forza di dirompente dello strappo, che l’attesa non ha”. Ciò che riesce a Marconi, e riuscirà a chi legge, è pensare che il colpo basso, la sfortuna, la malattia, l’inciampo non sono la negazione della vita, ma la conferma che siamo fatti di vuoti e di pieni e capita non solo di poter consolare e curare, ma di guarire».
Chiara Valerio, D, giugno 2024
Il Commento
C’è chi pensa che la malattia non sia la “negazione della vita”, ma, citando Lucrezio nel De rerum natura, “una deviazione imprevedibile, impercettibile nella traiettoria degli atomi in grado tuttavia di scatenare reazioni immense e di creare nuovi scenari e di conservare così, sottraendo gli eventi a un meccanismo rigido altrimenti senza scampo, l’unica sorgente possibile di verità”. (Pietro Del Soldà, Domani, 15.6.2024)
Pensiero 3
«Il tempo, prima di essere un concetto, è un’esperienza immediata e costante. Si apre su tre dimensioni, il passato, il presente e il futuro, che secondo tutta la filosofia sono evanescenti per natura e suscettibili di intersezioni e sconfinamenti. Predire il futuro è difficile, ma lo è ancora di più predire il passato, che continua a cambiare con il passare dei giorni. Lo coloriamo di affetti diversi e lo riscopriamo man mano che ci torna in mente. Dalla massa dei nostri ricordi possono emergere nuove possibilità, come colombe che un mago tira fuori dal cilindro. Da qui vengono i paradossi temporali tanto cari gli scrittori di romanzi: siamo nostalgici del futuro e profeti dei tempi andati, che non smettono di fare irruzione nel nostro presente per simposi tutti nuovi. In altri termini, la vita procede su due piani: quello del calendario, che ci porta giorno dopo giorno verso la fine dell’anno, quel tempo oggettivo che è il nostro veicolo diretto verso il futuro. Ma essa procede anche come il gambero: da davanti indietro, da dietro in avanti. Per progredire, bisogna anche saper regredire. Tutta l’educazione dei bambini è fatta di passi indietro, che non sono fallimenti, ma un modo di tornare sui propri passi per prepararsi a nuovi passi avanti, per riorganizzare in modo diverso un comportamento sbagliato. Tutto quel freddo passato che ci lasciamo alle spalle, non se ne va mai del tutto. La famosa frase di Faulkner secondo cui “il passato non è mai superato, e non è neanche mai passato” viene generalmente interpretata come una tragedia, come la prova che il peso dei drammi passati non smette mai di intralciarci. Si può invece intenderla con più leggerezza, come un invito ad attingere al nostro vissuto, come fosse un pozzo in cui scendere, come speleologi, per risvegliare periodi sepolti, trasformando il ricordo in avvenire».
Pascal Bruckner, la Repubblica, 05.07.2024
Il Commento
La malattia potrebbe essere una possibilità di riorganizzare valori artificiali e risultare quindi di qualche utilità esistenziale, almeno quando non è mortale in un limitato tempo futuro.
Pensiero 4
«Nei paesi occidentali, contrariamente a quanto è avvenuto per millenni, oggi la morte, oltre che fortemente medicalizzata, è spesso anche “esiliata”, sottratta cioè allo sguardo dei familiari e delle persone care la morte però è sempre più esiliata anche dal nostro linguaggio. […]. Uno studio americano pubblicato dalla rivista Jamaha messo in evidenza come in una serie di colloqui tra équipe e genitori di bambini ricoverati in Terapia Intensiva e che riguardavano specificatamente le scelte di fine vita, le parole morte o morire fossero utilizzate in modo esplicito solo nel 15% dei casi dai genitori e nel 5% dei casi da medici e infermieri. Nel parlare comune – e così i mezzi di comunicazione, il cinema, i social, ecc. – spesso rendiamo espliciti aspetti molto intimi della nostra vita, con un linguaggio diretto e a volte senza pudore. Tuttavia, sembra proprio che non abbiamo più le parole adatte per parlare della morte e, nel mondo della cura, dei processi decisionali di fine vita. La morte e il morire, per quanto eventi fondamentali ineludibili, sono quindi sovente rimossi dal nostro orizzonte, con un conseguente impoverimento nelle relazioni personali e nei percorsi di cura».
Alberto Giannini, il Corriere della Sera, 30.06.2024
Il Commento
Lo sguardo di Alberto Giannini, primario molto esperto nei campi della medicina intensiva pediatrica e dell’etica, rappresenta la realtà quotidiana: lo dimostrano chiaramente gli studi scientifici sulla tematica. Si può capire bene l’atteggiamento, per lo meno prudente, da parte dei curanti, perché il dover comunicare prognosi infauste, che fanno affiorare la tragedia della finitudine umana, è fonte di immensa sofferenza per pazienti e famigliari, ma anche di profonda compassione per medici e infermieri. A proposito delle parole “difficili” censurate nei colloqui, occorre comunque sottolineare che almeno il rispetto della veridicità, negli ultimi decenni, è diventato un dovere etico nei confronti di chi lo desidera, minorenni inclusi.
Pensiero 5
«C’è un’esperienza individuale, diretta, concreta, sensuale, che non può essere detta, ma solo vissuta; che non può essere filtrata attraverso le matrici logiche delle parole e dei numeri, ma può essere solo attraversata con il timoroso coraggio dell’esploratore. L’esperienza dolorosa, perfetto speculare dell’amore, è una di queste esperienze che sembrano impossibili da racchiudere in una forma riconoscibile, impossibili da tradurre per altri senza al contempo un po’ tradirle. Ciò che distingue l’amore dal dolore per un’assenza è che il primo ci offre un tempo infinito per consegnarci a una comunicazione infinita e multiforme, per scampare alla frustrazione dell’ineffabile della vita; la fine dell’amore, un amore non corrisposto, l’assenza, una morte, invece, non ci lasciano che parole e, al contempo, nessuno orecchio a cui confidarle. […] Il ritorno non è più una possibilità. […] Tutto lo spazio che quel ritorno avrebbe potuto richiedere, è ora occupato da simulacri dell’amore passato, strategicamente collocati a riempire ogni vuoto e a colmare ogni richiesta di ritorno. “Sii felice. Ovunque tu sia”».
Giulia Fuso e Mario Crosato, il Manifesto, 16.07.2024
Il Commento
Quando le certezze che pensavamo illimitate sfumano, restiamo sovente incapaci di rifuggire l’esperienza dell’ignoto: cerchiamo mille strade per rendere più coerente una realtà che non siamo ancora in grado di accettare. Allora non ci resta che far ritorno alla consapevolezza che, come dice il poeta Augustin Fernandez Mallo, “tutto ciò che non si può dire, si deve tacere”.
1 agosto 2024
PENSIERI
Brevi approfondimenti, estratti di articoli, citazioni, idee, spunti o semplici annotazioni per riflettere insieme sulle tematiche più dibattute e attuali nel campo delle Medical Humanities.
A cura di Roberto Malacrida