Alla fatidica domanda «… scrittrici e scrittori preferiti?», capita spesso che io ne dimentichi o ne aggiunga qualcuna o qualcuno rispetto alla risposta data la volta precedente. Tuttavia, ce n’è uno che «fa storia a sé» e che sarà sempre tra i primi dell’elenco: Murakami Haruki. I motivi della mia devozione per questo scrittore giapponese sono molteplici. Tra questi però, quello che prevale su tutti gli altri è il potere «terapeutico» che ha, su di me, la sua scrittura. Non avevo dubbi, quindi, che anche nel caso del suo ultimo libro (appena pubblicato in una meravigliosa edizione Supercoralli Einaudi, illustrata da Emiliano Ponzi), questa magia si sarebbe nuovamente ripetuta… e così è stato.
Abbandonare un gatto non è un romanzo ma un racconto breve di una settantina di pagine, illustrazioni comprese, nel quale Murakami ci racconta, nonostante dal titolo sia impossibile intuirlo, alcuni episodi della vita di suo padre. L’autore stesso nella postfazione ci dice «Da tanto tempo avevo in mente di scrivere qualcosa di adeguato su mio padre […] Finché, per caso, mi sono ricordato che una volta, da bambino, ero andato con mio padre ad abbandonare un gatto su una spiaggia; ho cominciato a scrivere da lì, e il racconto è venuto fuori da solo, molto più facilmente di quanto avessi pensato».
Ciò che rende speciale questo libro è che, attraverso il racconto delle sue origini, Murakami ci consegna, con estrema delicatezza, anche la sua personale visione della vita.
In conclusione, suggerirei agli amanti dei gatti di non lasciarsi intimidire dal titolo. Anzi, proprio agli amici quattrozampe lo scrittore dedica, in maniera quasi circolare, l’inizio e la fine di questo straordinario racconto… non posso svelarvi di più!
Perché leggerlo?
Per due motivi. Primo: un racconto breve è il modo migliore per approcciare uno scrittore che non si è mai letto. Secondo: queste edizioni illustrate (Einaudi ne ha a catalogo anche altre) sono splendide da comprare per sé e da regalare.
Una citazione dal libro
In altre parole, ognuno di noi è una delle innumerevoli, anonime gocce di pioggia che cadono su una vasta pianura. Una goccia che ha una sua individualità, ma è sostituibile. Eppure quella goccia di pioggia ha i suoi pensieri, ha la sua storia e il dovere di continuarla. Non lo dobbiamo dimenticare. Anche se si perde la propria individualità per essere inglobati e annullati in una qualche massa. Anzi, dovrei dire «proprio perché si è inglobati in una massa».
Federica Merlo
30 dicembre 2020
Sullo scaffale
Consigli di visione, spunti di riflessione, recensioni di film e libri raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.