Certificate of Advanced Studies

Temporalità e cura

SUPSI
Dipartimento sanità
Stabile Piazzetta
Manno

Aprile 2020 - Maggio 2021

CAS Umanesimo ed etica clinica
CAS Umanesimo ed etica clinica

Il percorso formativo, promosso dalla SUPSI in collaborazione con la Fondazione Sasso Corbaro, si indirizza a tutti i professionisti che lavorano nell’ambito delle relazioni di aiuto e di cura, interessati a migliorare la propria capacità di comprendere e di vivere il bisogno, la fragilità e il dolore dei propri ospiti, utenti o pazienti e delle loro famiglie, immersi in un contesto segnato dal malessere per il rischio di declino della soggettività dell’uomo in ambienti di cura e d’aiuto sempre più dominati dalla tecnica e da esigenze economicistiche.

Responsabili del corso: Graziano Martignoni e Guenda Bernegger

Attenzione: a causa dei recenti avvenimenti legati alla diffusione del Coronavirus il programma subirà delle modifiche. In caso di dubbio vogliate gentilmente rivolgervi a fondazione@sasso-corbaro.ch​.

Il percorso formativo, promosso dalla SUPSI in collaborazione con la Fondazione Sasso Corbaro, si indirizza a tutti i professionisti che lavorano nell’ambito delle relazioni di aiuto e di cura, interessati a migliorare la propria capacità di comprendere e di vivere il bisogno, la fragilità e il dolore dei propri ospiti, utenti o pazienti e delle loro famiglie, immersi in un contesto segnato dal malessere per il rischio di declino della soggettività dell’uomo in ambienti di cura e d’aiuto sempre più dominati dalla tecnica e da esigenze economicistiche.

Responsabili del corso: Graziano Martignoni e Guenda Bernegger

Attenzione: a causa dei recenti avvenimenti legati alla diffusione del Coronavirus il programma subirà delle modifiche. In caso di dubbio vogliate gentilmente rivolgervi a fondazione@sasso-corbaro.ch​.

Certificate of Advanced Studies

SUPSI
Castello Sasso Corbaro
Sala Ferrini
6500 Bellinzona

5 Ottobre 2017-
23 Novembre 2018

CAS Umanesimo clinico ed etica clinica
CAS Umanesimo clinico ed etica clinica

Responsabili del corso: Roberto Malacrida e Graziano Martignoni

Responsabili del corso: Roberto Malacrida e Graziano Martignoni

Obiettivi
. Introdurre alla nuova definizione di umanesimo clinico e alla conseguente sensibilità etica.
. Sensibilizzare alla complessità della relazione di cura e aiuto (dimensioni etiche, psicologiche, antropologiche, ambientali).
. Favorire il confronto delle idee e delle prospettive fra le diverse figure coinvolte nel processo di cura
. Offrire, in ottica interdisciplinare, strumenti che siano di aiuto nella pratica professionale per dirimere conflitti e controversie fra i diversi attori che popolano la scena della cura.
. Riflettere sul rapporto tra bioetica, etica clinica ed etica pubblica

Destinatari
Professionisti attivi in ambito sanitario e sociale in possesso di un diploma di livello terziario (medici, infermieri, fisioterapisti, ergoterapisti, operatori sociali, psicosociali e psicoeducativi, psicologi; quadri clinici, amministrativi e dirigenziali degli ospedali pubblici e privati, delle case per anziani, dei servizi a domicilio, del soccorso pre-ospedaliero).

Requisiti
Esperienza professionale in ambito sanitaro, psicologico, sociale ed educativo in corso o mturata dopo l'acquisizione del diploma/laurea di base.

Certificato
Certificate in Advanced Studies SUPSI

Crediti studio
15 ECTS

Obiettivi
. Introdurre alla nuova definizione di umanesimo clinico e alla conseguente sensibilità etica.
. Sensibilizzare alla complessità della relazione di cura e aiuto (dimensioni etiche, psicologiche, antropologiche, ambientali).
. Favorire il confronto delle idee e delle prospettive fra le diverse figure coinvolte nel processo di cura
. Offrire, in ottica interdisciplinare, strumenti che siano di aiuto nella pratica professionale per dirimere conflitti e controversie fra i diversi attori che popolano la scena della cura.
. Riflettere sul rapporto tra bioetica, etica clinica ed etica pubblica

Destinatari
Professionisti attivi in ambito sanitario e sociale in possesso di un diploma di livello terziario (medici, infermieri, fisioterapisti, ergoterapisti, operatori sociali, psicosociali e psicoeducativi, psicologi; quadri clinici, amministrativi e dirigenziali degli ospedali pubblici e privati, delle case per anziani, dei servizi a domicilio, del soccorso pre-ospedaliero).

Requisiti
Esperienza professionale in ambito sanitaro, psicologico, sociale ed educativo in corso o mturata dopo l'acquisizione del diploma/laurea di base.

Certificato
Certificate in Advanced Studies SUPSI

Crediti studio
15 ECTS

Obiettivi
. Introdurre alla nuova definizione di umanesimo clinico e alla conseguente sensibilità etica.
. Sensibilizzare alla complessità della relazione di cura e aiuto (dimensioni etiche, psicologiche, antropologiche, ambientali).
. Favorire il confronto delle idee e delle prospettive fra le diverse figure coinvolte nel processo di cura
. Offrire, in ottica interdisciplinare, strumenti che siano di aiuto nella pratica professionale per dirimere conflitti e controversie fra i diversi attori che popolano la scena della cura.
. Riflettere sul rapporto tra bioetica, etica clinica ed etica pubblica

Destinatari
Professionisti attivi in ambito sanitario e sociale in possesso di un diploma di livello terziario (medici, infermieri, fisioterapisti, ergoterapisti, operatori sociali, psicosociali e psicoeducativi, psicologi; quadri clinici, amministrativi e dirigenziali degli ospedali pubblici e privati, delle case per anziani, dei servizi a domicilio, del soccorso pre-ospedaliero).

Requisiti
Esperienza professionale in ambito sanitaro, psicologico, sociale ed educativo in corso o mturata dopo l'acquisizione del diploma/laurea di base.

Certificato
Certificate in Advanced Studies SUPSI

Crediti studio
15 ECTS

Obiettivi
. Introdurre alla nuova definizione di umanesimo clinico e alla conseguente sensibilità etica.
. Sensibilizzare alla complessità della relazione di cura e aiuto (dimensioni etiche, psicologiche, antropologiche, ambientali).
. Favorire il confronto delle idee e delle prospettive fra le diverse figure coinvolte nel processo di cura
. Offrire, in ottica interdisciplinare, strumenti che siano di aiuto nella pratica professionale per dirimere conflitti e controversie fra i diversi attori che popolano la scena della cura.
. Riflettere sul rapporto tra bioetica, etica clinica ed etica pubblica

Destinatari
Professionisti attivi in ambito sanitario e sociale in possesso di un diploma di livello terziario (medici, infermieri, fisioterapisti, ergoterapisti, operatori sociali, psicosociali e psicoeducativi, psicologi; quadri clinici, amministrativi e dirigenziali degli ospedali pubblici e privati, delle case per anziani, dei servizi a domicilio, del soccorso pre-ospedaliero).

Requisiti
Esperienza professionale in ambito sanitaro, psicologico, sociale ed educativo in corso o mturata dopo l'acquisizione del diploma/laurea di base.

Certificato
Certificate in Advanced Studies SUPSI

Crediti studio
15 ECTS

Modulo Etica Clinica e Medical Humanities, Università di Milano Bicocca

Castello Sasso Corbaro
Bellinzona

4-8 Maggio 2015

Master in terapia intensiva
Master in terapia intensiva

Organizzato dalla SUPSI e dall'OFREMH
in collaborazione con la Fondazione Sasso COrbaro di Bellinzona

Coordinazione: Roberto Malacrida

Organizzato dalla SUPSI e dall'OFREMH
in collaborazione con la Fondazione Sasso COrbaro di Bellinzona

Coordinazione: Roberto Malacrida

Master

Université de Fribourg
Département de Psychologie

07 Ottobre 2014 -
14 Aprile 2015

Medical Humanities et éthique clinique
Medical Humanities et éthique clinique

Roberto Malacrida et Graziano Martignoni

Roberto Malacrida et Graziano Martignoni

Incipit:

Le cours interroge la condition de l’”homme en situation”, de l’homme exposé à sa propre vulnérabilité mais aussi à la valeur et à l’expérience de la fraternité et de la liberté, principes sur lesquels se fonde son être éthique. Ethos entretient, dans son étymologie, un lien fondateur avec oikos, la maison, la demeure et au sens large le monde. Il y a aussi un lien avec hetairos, les frères, les compagnons de route, les voisins. « L’ethos est la synthèse de la loi extérieure et de la loi intérieure, de la nécessité et de la liberté, ce qui fait que l’homme est à la fois libre et dans le besoin ». Voilà pourquoi chaque catégorie éthique, surtout celles dont l’origine est à rechercher dans les nombreuses éthiques appliquées, ne sont pas des données en soi mais dépendent toujours d’une vision spécifique du monde, d’une représentation de l’homme historiquement déterminée et de l’image que les civilisations ont construit des rapports entre monde humain, monde surnaturel et eschatologie. Une condition d’éthique qui précède donc les domaines éthiques spécifiques (déontologiques, conséquentialistes ou des vertus aristotéliciennes) de chaque profession - dans notre cas, les professions de l’aide aux personnes et des soins. Une condition d’éthique essentielle qui fait de chaque homme - celui qui soigne ou qui est soigné, le sain ou le malade, sujet et objet des soins mais aussi de liberté et de décision - un citoyen plus qu’un patient ou un utilisateur, un malade plus qu’un guérisseur.

C’est dans cette et de cette circularité existentielle (la communauté de destin de von Gebsattel) qu’émerge la profondeur de la question éthique. L’homme en situation donc exposé dans sa vie à la possibilité d’être heureux, de souffrir mais aussi sinon surtout de décider par rapport à lui-meme, à son propre corps, à sa propre dignité et citoyenneté, à sa propre utopie et à sa propre transcendance. Un homme donc exposé au caractère éthique de l’existence qui est soin de soi, des autres et du monde. Ce cours se nourrit, même dans sa breveté, des réflexions de l’éthique clinique, de l’anthropologie médicale, de la réflexion philosophique et psychologique tout comme de la réflexion « au chevet du malade ». Rencontres et intrigues qui contribuent à la construction d’un paradigme de la relation de la “Sorge” ( Cura ; Souci-soin-sollicitude)  et de ses dimensions éthiques vers lesquelles tendent, dans l’attention à leurs spécificités technico-opérationnelels, la formation professionnel. .

Les catégories de la “Sorge” heidegerienne, du “Souci” de Merleau-Ponty, du Visage (E. Levinas) et de la personne se placent au centre de ce parcours ainsi que la valeur éthique des rapports entre je-tu et le monde (M. Buber)

……….Qu’est ce que la Sorge met en scène ? De quoi parle-t-elle ? Elle est le théâtre des généalogies. En elle se concentrent autant les histoires de vie et de souffrance des malades, de leurs familles et des leurs soignants, que l’histoire d’une communauté tout entière. Comment à un moment historique donné une communauté s’interroge-t-elle sur la question de l’être et de l’exister? Il est un grand livre qui rassemble la tragédie humaine de l’existence, sa fragilité, ses idéaux de guérison, de salut, son se confronter à la mort. Il met en scène la confrontation avec le temps qui fuit inexorable, avec le temps suspendu dans l’instant d’une attente (d’un diagnostic) avec le temps qui nous fait face entre sensation du déjà vécu et horizon futur. Il met en scène la confrontation avec le corps, son exil permanent dans la maladie et l’illusion de pouvoir l’oublier avec le bonheur de son éphémère soustraction au destin, les paroles de ses nombreux dialectes. Sa confrontation avec les fermetures et les ouvertures au monde, enfin sa confrontation avec la finitude et la mort. La mort, lieu mystérieux où, comme le souligne Rosenzweig, tout est le savoir de tout. Confrontation avec l’exil, entre la nostalgie du retour à la maison et la découverte que la maison est à jamais perdue, inhabitable ou suspendue comme “la maison du douanier” de Montale. Une confrontation enfin avec le fond de la vie dont parle Viktor von Weizsäcker.

La Sorge est ainsi le lieu d’une bataille. Soigner / se soucier se composent de regards, de discours et de pratiques mettant en exergue, dans l’expérience de la maladie, une idée d’homme situé entre son destin et sa destination. A cette destination, où s’entrelacent liberté et responsabilité, participe le geste d’accueil et d’hospitalité, fondement de toute relation de soin, de chaque usage de la technique, de chaque effort de compréhension et d’interprétation de cet énigme de la subjectivité qui, dans les crises de l’existence, rendue visible et douloureuse par la maladie, est, de manière dramatique, actualisée.

Une crise qui appelle la présence voire plutôt un surplus de présence de ce qui, humain ou non humain, embrasse la vie de chaque homme. Il faut garantir dans la Sorge ce surplus de présence. Ni la technique, ni un simple acte de communication arrivent à remplir ce devoir qui ne doit pas être réduit à une seule discipline ou à un nouveau rôle professionnel mais qui se dévoile plutôt dans le sentir, dans le penser et dans le faire quelque chose qui est de l’ordre du style, dans la proximité avec la douleur, la souffrance et l’espoir que chaque homme porte en lui-même. Ici, habite la fondamentale condition éthique de l’existence humaine. A la question : quand un homme devient il un homme ? un rabbin répondit : «  un homme devient un homme quand il décide d’être un homme » et Erasmo de Rotterdam , le prince de l`humanisme “l'homme ne naît pas homme, il le devient”.

 

Graziano Martignoni , dr.med. , prof.  

Incipit:

Le cours interroge la condition de l’”homme en situation”, de l’homme exposé à sa propre vulnérabilité mais aussi à la valeur et à l’expérience de la fraternité et de la liberté, principes sur lesquels se fonde son être éthique. Ethos entretient, dans son étymologie, un lien fondateur avec oikos, la maison, la demeure et au sens large le monde. Il y a aussi un lien avec hetairos, les frères, les compagnons de route, les voisins. « L’ethos est la synthèse de la loi extérieure et de la loi intérieure, de la nécessité et de la liberté, ce qui fait que l’homme est à la fois libre et dans le besoin ». Voilà pourquoi chaque catégorie éthique, surtout celles dont l’origine est à rechercher dans les nombreuses éthiques appliquées, ne sont pas des données en soi mais dépendent toujours d’une vision spécifique du monde, d’une représentation de l’homme historiquement déterminée et de l’image que les civilisations ont construit des rapports entre monde humain, monde surnaturel et eschatologie. Une condition d’éthique qui précède donc les domaines éthiques spécifiques (déontologiques, conséquentialistes ou des vertus aristotéliciennes) de chaque profession - dans notre cas, les professions de l’aide aux personnes et des soins. Une condition d’éthique essentielle qui fait de chaque homme - celui qui soigne ou qui est soigné, le sain ou le malade, sujet et objet des soins mais aussi de liberté et de décision - un citoyen plus qu’un patient ou un utilisateur, un malade plus qu’un guérisseur.

C’est dans cette et de cette circularité existentielle (la communauté de destin de von Gebsattel) qu’émerge la profondeur de la question éthique. L’homme en situation donc exposé dans sa vie à la possibilité d’être heureux, de souffrir mais aussi sinon surtout de décider par rapport à lui-meme, à son propre corps, à sa propre dignité et citoyenneté, à sa propre utopie et à sa propre transcendance. Un homme donc exposé au caractère éthique de l’existence qui est soin de soi, des autres et du monde. Ce cours se nourrit, même dans sa breveté, des réflexions de l’éthique clinique, de l’anthropologie médicale, de la réflexion philosophique et psychologique tout comme de la réflexion « au chevet du malade ». Rencontres et intrigues qui contribuent à la construction d’un paradigme de la relation de la “Sorge” ( Cura ; Souci-soin-sollicitude)  et de ses dimensions éthiques vers lesquelles tendent, dans l’attention à leurs spécificités technico-opérationnelels, la formation professionnel. .

Les catégories de la “Sorge” heidegerienne, du “Souci” de Merleau-Ponty, du Visage (E. Levinas) et de la personne se placent au centre de ce parcours ainsi que la valeur éthique des rapports entre je-tu et le monde (M. Buber)

……….Qu’est ce que la Sorge met en scène ? De quoi parle-t-elle ? Elle est le théâtre des généalogies. En elle se concentrent autant les histoires de vie et de souffrance des malades, de leurs familles et des leurs soignants, que l’histoire d’une communauté tout entière. Comment à un moment historique donné une communauté s’interroge-t-elle sur la question de l’être et de l’exister? Il est un grand livre qui rassemble la tragédie humaine de l’existence, sa fragilité, ses idéaux de guérison, de salut, son se confronter à la mort. Il met en scène la confrontation avec le temps qui fuit inexorable, avec le temps suspendu dans l’instant d’une attente (d’un diagnostic) avec le temps qui nous fait face entre sensation du déjà vécu et horizon futur. Il met en scène la confrontation avec le corps, son exil permanent dans la maladie et l’illusion de pouvoir l’oublier avec le bonheur de son éphémère soustraction au destin, les paroles de ses nombreux dialectes. Sa confrontation avec les fermetures et les ouvertures au monde, enfin sa confrontation avec la finitude et la mort. La mort, lieu mystérieux où, comme le souligne Rosenzweig, tout est le savoir de tout. Confrontation avec l’exil, entre la nostalgie du retour à la maison et la découverte que la maison est à jamais perdue, inhabitable ou suspendue comme “la maison du douanier” de Montale. Une confrontation enfin avec le fond de la vie dont parle Viktor von Weizsäcker.

La Sorge est ainsi le lieu d’une bataille. Soigner / se soucier se composent de regards, de discours et de pratiques mettant en exergue, dans l’expérience de la maladie, une idée d’homme situé entre son destin et sa destination. A cette destination, où s’entrelacent liberté et responsabilité, participe le geste d’accueil et d’hospitalité, fondement de toute relation de soin, de chaque usage de la technique, de chaque effort de compréhension et d’interprétation de cet énigme de la subjectivité qui, dans les crises de l’existence, rendue visible et douloureuse par la maladie, est, de manière dramatique, actualisée.

Une crise qui appelle la présence voire plutôt un surplus de présence de ce qui, humain ou non humain, embrasse la vie de chaque homme. Il faut garantir dans la Sorge ce surplus de présence. Ni la technique, ni un simple acte de communication arrivent à remplir ce devoir qui ne doit pas être réduit à une seule discipline ou à un nouveau rôle professionnel mais qui se dévoile plutôt dans le sentir, dans le penser et dans le faire quelque chose qui est de l’ordre du style, dans la proximité avec la douleur, la souffrance et l’espoir que chaque homme porte en lui-même. Ici, habite la fondamentale condition éthique de l’existence humaine. A la question : quand un homme devient il un homme ? un rabbin répondit : «  un homme devient un homme quand il décide d’être un homme » et Erasmo de Rotterdam , le prince de l`humanisme “l'homme ne naît pas homme, il le devient”.

 

Graziano Martignoni , dr.med. , prof.  

Incipit:

Le cours interroge la condition de l’”homme en situation”, de l’homme exposé à sa propre vulnérabilité mais aussi à la valeur et à l’expérience de la fraternité et de la liberté, principes sur lesquels se fonde son être éthique. Ethos entretient, dans son étymologie, un lien fondateur avec oikos, la maison, la demeure et au sens large le monde. Il y a aussi un lien avec hetairos, les frères, les compagnons de route, les voisins. « L’ethos est la synthèse de la loi extérieure et de la loi intérieure, de la nécessité et de la liberté, ce qui fait que l’homme est à la fois libre et dans le besoin ». Voilà pourquoi chaque catégorie éthique, surtout celles dont l’origine est à rechercher dans les nombreuses éthiques appliquées, ne sont pas des données en soi mais dépendent toujours d’une vision spécifique du monde, d’une représentation de l’homme historiquement déterminée et de l’image que les civilisations ont construit des rapports entre monde humain, monde surnaturel et eschatologie. Une condition d’éthique qui précède donc les domaines éthiques spécifiques (déontologiques, conséquentialistes ou des vertus aristotéliciennes) de chaque profession - dans notre cas, les professions de l’aide aux personnes et des soins. Une condition d’éthique essentielle qui fait de chaque homme - celui qui soigne ou qui est soigné, le sain ou le malade, sujet et objet des soins mais aussi de liberté et de décision - un citoyen plus qu’un patient ou un utilisateur, un malade plus qu’un guérisseur.

C’est dans cette et de cette circularité existentielle (la communauté de destin de von Gebsattel) qu’émerge la profondeur de la question éthique. L’homme en situation donc exposé dans sa vie à la possibilité d’être heureux, de souffrir mais aussi sinon surtout de décider par rapport à lui-meme, à son propre corps, à sa propre dignité et citoyenneté, à sa propre utopie et à sa propre transcendance. Un homme donc exposé au caractère éthique de l’existence qui est soin de soi, des autres et du monde. Ce cours se nourrit, même dans sa breveté, des réflexions de l’éthique clinique, de l’anthropologie médicale, de la réflexion philosophique et psychologique tout comme de la réflexion « au chevet du malade ». Rencontres et intrigues qui contribuent à la construction d’un paradigme de la relation de la “Sorge” ( Cura ; Souci-soin-sollicitude)  et de ses dimensions éthiques vers lesquelles tendent, dans l’attention à leurs spécificités technico-opérationnelels, la formation professionnel. .

Les catégories de la “Sorge” heidegerienne, du “Souci” de Merleau-Ponty, du Visage (E. Levinas) et de la personne se placent au centre de ce parcours ainsi que la valeur éthique des rapports entre je-tu et le monde (M. Buber)

……….Qu’est ce que la Sorge met en scène ? De quoi parle-t-elle ? Elle est le théâtre des généalogies. En elle se concentrent autant les histoires de vie et de souffrance des malades, de leurs familles et des leurs soignants, que l’histoire d’une communauté tout entière. Comment à un moment historique donné une communauté s’interroge-t-elle sur la question de l’être et de l’exister? Il est un grand livre qui rassemble la tragédie humaine de l’existence, sa fragilité, ses idéaux de guérison, de salut, son se confronter à la mort. Il met en scène la confrontation avec le temps qui fuit inexorable, avec le temps suspendu dans l’instant d’une attente (d’un diagnostic) avec le temps qui nous fait face entre sensation du déjà vécu et horizon futur. Il met en scène la confrontation avec le corps, son exil permanent dans la maladie et l’illusion de pouvoir l’oublier avec le bonheur de son éphémère soustraction au destin, les paroles de ses nombreux dialectes. Sa confrontation avec les fermetures et les ouvertures au monde, enfin sa confrontation avec la finitude et la mort. La mort, lieu mystérieux où, comme le souligne Rosenzweig, tout est le savoir de tout. Confrontation avec l’exil, entre la nostalgie du retour à la maison et la découverte que la maison est à jamais perdue, inhabitable ou suspendue comme “la maison du douanier” de Montale. Une confrontation enfin avec le fond de la vie dont parle Viktor von Weizsäcker.

La Sorge est ainsi le lieu d’une bataille. Soigner / se soucier se composent de regards, de discours et de pratiques mettant en exergue, dans l’expérience de la maladie, une idée d’homme situé entre son destin et sa destination. A cette destination, où s’entrelacent liberté et responsabilité, participe le geste d’accueil et d’hospitalité, fondement de toute relation de soin, de chaque usage de la technique, de chaque effort de compréhension et d’interprétation de cet énigme de la subjectivité qui, dans les crises de l’existence, rendue visible et douloureuse par la maladie, est, de manière dramatique, actualisée.

Une crise qui appelle la présence voire plutôt un surplus de présence de ce qui, humain ou non humain, embrasse la vie de chaque homme. Il faut garantir dans la Sorge ce surplus de présence. Ni la technique, ni un simple acte de communication arrivent à remplir ce devoir qui ne doit pas être réduit à une seule discipline ou à un nouveau rôle professionnel mais qui se dévoile plutôt dans le sentir, dans le penser et dans le faire quelque chose qui est de l’ordre du style, dans la proximité avec la douleur, la souffrance et l’espoir que chaque homme porte en lui-même. Ici, habite la fondamentale condition éthique de l’existence humaine. A la question : quand un homme devient il un homme ? un rabbin répondit : «  un homme devient un homme quand il décide d’être un homme » et Erasmo de Rotterdam , le prince de l`humanisme “l'homme ne naît pas homme, il le devient”.

 

Graziano Martignoni , dr.med. , prof.  

Incipit:

Le cours interroge la condition de l’”homme en situation”, de l’homme exposé à sa propre vulnérabilité mais aussi à la valeur et à l’expérience de la fraternité et de la liberté, principes sur lesquels se fonde son être éthique. Ethos entretient, dans son étymologie, un lien fondateur avec oikos, la maison, la demeure et au sens large le monde. Il y a aussi un lien avec hetairos, les frères, les compagnons de route, les voisins. « L’ethos est la synthèse de la loi extérieure et de la loi intérieure, de la nécessité et de la liberté, ce qui fait que l’homme est à la fois libre et dans le besoin ». Voilà pourquoi chaque catégorie éthique, surtout celles dont l’origine est à rechercher dans les nombreuses éthiques appliquées, ne sont pas des données en soi mais dépendent toujours d’une vision spécifique du monde, d’une représentation de l’homme historiquement déterminée et de l’image que les civilisations ont construit des rapports entre monde humain, monde surnaturel et eschatologie. Une condition d’éthique qui précède donc les domaines éthiques spécifiques (déontologiques, conséquentialistes ou des vertus aristotéliciennes) de chaque profession - dans notre cas, les professions de l’aide aux personnes et des soins. Une condition d’éthique essentielle qui fait de chaque homme - celui qui soigne ou qui est soigné, le sain ou le malade, sujet et objet des soins mais aussi de liberté et de décision - un citoyen plus qu’un patient ou un utilisateur, un malade plus qu’un guérisseur.

C’est dans cette et de cette circularité existentielle (la communauté de destin de von Gebsattel) qu’émerge la profondeur de la question éthique. L’homme en situation donc exposé dans sa vie à la possibilité d’être heureux, de souffrir mais aussi sinon surtout de décider par rapport à lui-meme, à son propre corps, à sa propre dignité et citoyenneté, à sa propre utopie et à sa propre transcendance. Un homme donc exposé au caractère éthique de l’existence qui est soin de soi, des autres et du monde. Ce cours se nourrit, même dans sa breveté, des réflexions de l’éthique clinique, de l’anthropologie médicale, de la réflexion philosophique et psychologique tout comme de la réflexion « au chevet du malade ». Rencontres et intrigues qui contribuent à la construction d’un paradigme de la relation de la “Sorge” ( Cura ; Souci-soin-sollicitude)  et de ses dimensions éthiques vers lesquelles tendent, dans l’attention à leurs spécificités technico-opérationnelels, la formation professionnel. .

Les catégories de la “Sorge” heidegerienne, du “Souci” de Merleau-Ponty, du Visage (E. Levinas) et de la personne se placent au centre de ce parcours ainsi que la valeur éthique des rapports entre je-tu et le monde (M. Buber)

……….Qu’est ce que la Sorge met en scène ? De quoi parle-t-elle ? Elle est le théâtre des généalogies. En elle se concentrent autant les histoires de vie et de souffrance des malades, de leurs familles et des leurs soignants, que l’histoire d’une communauté tout entière. Comment à un moment historique donné une communauté s’interroge-t-elle sur la question de l’être et de l’exister? Il est un grand livre qui rassemble la tragédie humaine de l’existence, sa fragilité, ses idéaux de guérison, de salut, son se confronter à la mort. Il met en scène la confrontation avec le temps qui fuit inexorable, avec le temps suspendu dans l’instant d’une attente (d’un diagnostic) avec le temps qui nous fait face entre sensation du déjà vécu et horizon futur. Il met en scène la confrontation avec le corps, son exil permanent dans la maladie et l’illusion de pouvoir l’oublier avec le bonheur de son éphémère soustraction au destin, les paroles de ses nombreux dialectes. Sa confrontation avec les fermetures et les ouvertures au monde, enfin sa confrontation avec la finitude et la mort. La mort, lieu mystérieux où, comme le souligne Rosenzweig, tout est le savoir de tout. Confrontation avec l’exil, entre la nostalgie du retour à la maison et la découverte que la maison est à jamais perdue, inhabitable ou suspendue comme “la maison du douanier” de Montale. Une confrontation enfin avec le fond de la vie dont parle Viktor von Weizsäcker.

La Sorge est ainsi le lieu d’une bataille. Soigner / se soucier se composent de regards, de discours et de pratiques mettant en exergue, dans l’expérience de la maladie, une idée d’homme situé entre son destin et sa destination. A cette destination, où s’entrelacent liberté et responsabilité, participe le geste d’accueil et d’hospitalité, fondement de toute relation de soin, de chaque usage de la technique, de chaque effort de compréhension et d’interprétation de cet énigme de la subjectivité qui, dans les crises de l’existence, rendue visible et douloureuse par la maladie, est, de manière dramatique, actualisée.

Une crise qui appelle la présence voire plutôt un surplus de présence de ce qui, humain ou non humain, embrasse la vie de chaque homme. Il faut garantir dans la Sorge ce surplus de présence. Ni la technique, ni un simple acte de communication arrivent à remplir ce devoir qui ne doit pas être réduit à une seule discipline ou à un nouveau rôle professionnel mais qui se dévoile plutôt dans le sentir, dans le penser et dans le faire quelque chose qui est de l’ordre du style, dans la proximité avec la douleur, la souffrance et l’espoir que chaque homme porte en lui-même. Ici, habite la fondamentale condition éthique de l’existence humaine. A la question : quand un homme devient il un homme ? un rabbin répondit : «  un homme devient un homme quand il décide d’être un homme » et Erasmo de Rotterdam , le prince de l`humanisme “l'homme ne naît pas homme, il le devient”.

 

Graziano Martignoni , dr.med. , prof.  

Certificate in Advanced Studies in Etica Clinica e umanesimo clinico

Casa Eranos
Ascona - Moscia

22 - 23 Maggio 2014

La scuola di Eranos
La scuola di Eranos

Quinto Modulo: I luoghi e l'atmosfera della cura

I laboratori esperienziali sull’atmosfera, in collaborazione con l’Osservatorio per le Medical Humanities
Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana

Quinto Modulo: I luoghi e l'atmosfera della cura

I laboratori esperienziali sull’atmosfera, in collaborazione con l’Osservatorio per le Medical Humanities
Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana

Modulo Etica Clinica e Medical Humanities, Università Milano Bicocca

Castello Sasso Corbaro
Bellinzona

5 - 9 Maggio 2014

Master in Terapia intensiva
Master in Terapia intensiva

Organizzato dalla SUPSI e dall’OFREM 
in collaborazione con la Fondazione Sasso Corbaro di Bellinzona e la Commissione di etica clinica dell’Ente Ospedaliero Cantonale (COMEC)

Coordinazione: Roberto Malacrida, Graziano Martignoni, Martina Malacrida 

Organizzato dalla SUPSI e dall’OFREM 
in collaborazione con la Fondazione Sasso Corbaro di Bellinzona e la Commissione di etica clinica dell’Ente Ospedaliero Cantonale (COMEC)

Coordinazione: Roberto Malacrida, Graziano Martignoni, Martina Malacrida 

Modulo Etica Clinica e Medical Humanities

SUPSI
Dipartimento Sanità
Stabio

14 - 28 Aprile 2014

Master in clinica generale
Master in clinica generale

Competenza: Promuovere lo sviluppo di un approccio etico nelle cure e in vari contesti o situazioni e condividere con i professionisti coinvolti le responsabilità che ne derivano.

Responsabili: Roberto Malacrida, Graziano Martignoni

Competenza: Promuovere lo sviluppo di un approccio etico nelle cure e in vari contesti o situazioni e condividere con i professionisti coinvolti le responsabilità che ne derivano.

Responsabili: Roberto Malacrida, Graziano Martignoni

Certificate of Advanced Studies

SUPSI
Dipartimento sanità
Stabile Piazzetta
Manno

23 Gennaio 2014 -
27 Febbraio 2015

CAS Etica e umanesimo clinico
CAS Etica e umanesimo clinico

Responsabili del corso: Roberto Malacrida, Graziano Martignoni

Responsabili del corso: Roberto Malacrida, Graziano Martignoni

Il CAS in Etica e umanesimo clinico è dedicato allo studio e all’approfondimento della categoria esistenziale della Cura nelle sue declinazioni transdisciplinari al confine tra le questioni etico-cliniche, quelle bioetiche, quelle filosofiche e psico-antropologiche e non da ultimo quelle legate all’idea di una nuova cittadinanza nel mondo in mutazione. Tutto ciò nell’orizzonte di un vero e proprio umanesimo clinico (Medical Humanities) e di un’idea di Cura basata sul paradigma narrativo. Questa scelta dipende dalla volontà di venire incontro alle esigenze degli infermieri, dei medici e degli operatori sociali che, nella pratica clinica e sanitaria di ogni giorno, si trovano a dover affrontare situazioni complesse e a operare scelte difficili. Il confronto con le questioni e gli intrecci narrativi, che appartengono alle humanitas di quello che chiameremo il “canone occidentale” si rivela così uno strumento indispensabile per affrontare non solo i grandi dilemmi che sorgono di fronte alla malattia e alla cura ma anche le piccole difficoltà della pratica clinica e sanitaria quotidiana.

Struttura del corso

Il corso si avvale di diversi strumenti didattici che hanno come obiettivo quello di calare la teoria e le conoscenze nella pratica di ogni giorno. Oltre alle lezioni frontali seguite dalla discussione con i docenti, sono previste la presentazione e la discussione di un caso clinico e un atelier narrativo attraverso la visione di spezzoni cinematografici o di film, che consentano ai partecipanti di riflettere in modo critico sulle problematiche affrontate durante le lezioni teoriche e, in occasione del laboratorio, di applicare le conoscenze a situazioni concrete in modo da far emergere, per ciascun approccio utilizzato, risorse e limiti. L’approccio interdisciplinare e il coinvolgimento di figure che provengono da ambiti diversi del settore della cura, risponde all’esigenza pratica di rendere possibile il confronto fra diversi punti di vista mediante la ricerca di un linguaggio comune che faciliti la condivisione delle scelte fra figure professionali diverse.

Destinatari

Professionisti attivi in ambito sanitario e sociale in possesso di un diploma di livello terziario (medici, infermieri, fisioterapisti, ergoterapisti, operatori sociali, psicosociali e psicoeducativi, psicologi; quadri clinici, amministrativi e dirigenziali degli ospedali pubblici e privati, delle case per anziani, dei servizi a domicilio, del soccorso pre-ospedaliero).

Il CAS in Etica e umanesimo clinico è dedicato allo studio e all’approfondimento della categoria esistenziale della Cura nelle sue declinazioni transdisciplinari al confine tra le questioni etico-cliniche, quelle bioetiche, quelle filosofiche e psico-antropologiche e non da ultimo quelle legate all’idea di una nuova cittadinanza nel mondo in mutazione. Tutto ciò nell’orizzonte di un vero e proprio umanesimo clinico (Medical Humanities) e di un’idea di Cura basata sul paradigma narrativo. Questa scelta dipende dalla volontà di venire incontro alle esigenze degli infermieri, dei medici e degli operatori sociali che, nella pratica clinica e sanitaria di ogni giorno, si trovano a dover affrontare situazioni complesse e a operare scelte difficili. Il confronto con le questioni e gli intrecci narrativi, che appartengono alle humanitas di quello che chiameremo il “canone occidentale” si rivela così uno strumento indispensabile per affrontare non solo i grandi dilemmi che sorgono di fronte alla malattia e alla cura ma anche le piccole difficoltà della pratica clinica e sanitaria quotidiana.

Struttura del corso

Il corso si avvale di diversi strumenti didattici che hanno come obiettivo quello di calare la teoria e le conoscenze nella pratica di ogni giorno. Oltre alle lezioni frontali seguite dalla discussione con i docenti, sono previste la presentazione e la discussione di un caso clinico e un atelier narrativo attraverso la visione di spezzoni cinematografici o di film, che consentano ai partecipanti di riflettere in modo critico sulle problematiche affrontate durante le lezioni teoriche e, in occasione del laboratorio, di applicare le conoscenze a situazioni concrete in modo da far emergere, per ciascun approccio utilizzato, risorse e limiti. L’approccio interdisciplinare e il coinvolgimento di figure che provengono da ambiti diversi del settore della cura, risponde all’esigenza pratica di rendere possibile il confronto fra diversi punti di vista mediante la ricerca di un linguaggio comune che faciliti la condivisione delle scelte fra figure professionali diverse.

Destinatari

Professionisti attivi in ambito sanitario e sociale in possesso di un diploma di livello terziario (medici, infermieri, fisioterapisti, ergoterapisti, operatori sociali, psicosociali e psicoeducativi, psicologi; quadri clinici, amministrativi e dirigenziali degli ospedali pubblici e privati, delle case per anziani, dei servizi a domicilio, del soccorso pre-ospedaliero).

Il CAS in Etica e umanesimo clinico è dedicato allo studio e all’approfondimento della categoria esistenziale della Cura nelle sue declinazioni transdisciplinari al confine tra le questioni etico-cliniche, quelle bioetiche, quelle filosofiche e psico-antropologiche e non da ultimo quelle legate all’idea di una nuova cittadinanza nel mondo in mutazione. Tutto ciò nell’orizzonte di un vero e proprio umanesimo clinico (Medical Humanities) e di un’idea di Cura basata sul paradigma narrativo. Questa scelta dipende dalla volontà di venire incontro alle esigenze degli infermieri, dei medici e degli operatori sociali che, nella pratica clinica e sanitaria di ogni giorno, si trovano a dover affrontare situazioni complesse e a operare scelte difficili. Il confronto con le questioni e gli intrecci narrativi, che appartengono alle humanitas di quello che chiameremo il “canone occidentale” si rivela così uno strumento indispensabile per affrontare non solo i grandi dilemmi che sorgono di fronte alla malattia e alla cura ma anche le piccole difficoltà della pratica clinica e sanitaria quotidiana.

Struttura del corso

Il corso si avvale di diversi strumenti didattici che hanno come obiettivo quello di calare la teoria e le conoscenze nella pratica di ogni giorno. Oltre alle lezioni frontali seguite dalla discussione con i docenti, sono previste la presentazione e la discussione di un caso clinico e un atelier narrativo attraverso la visione di spezzoni cinematografici o di film, che consentano ai partecipanti di riflettere in modo critico sulle problematiche affrontate durante le lezioni teoriche e, in occasione del laboratorio, di applicare le conoscenze a situazioni concrete in modo da far emergere, per ciascun approccio utilizzato, risorse e limiti. L’approccio interdisciplinare e il coinvolgimento di figure che provengono da ambiti diversi del settore della cura, risponde all’esigenza pratica di rendere possibile il confronto fra diversi punti di vista mediante la ricerca di un linguaggio comune che faciliti la condivisione delle scelte fra figure professionali diverse.

Destinatari

Professionisti attivi in ambito sanitario e sociale in possesso di un diploma di livello terziario (medici, infermieri, fisioterapisti, ergoterapisti, operatori sociali, psicosociali e psicoeducativi, psicologi; quadri clinici, amministrativi e dirigenziali degli ospedali pubblici e privati, delle case per anziani, dei servizi a domicilio, del soccorso pre-ospedaliero).

Il CAS in Etica e umanesimo clinico è dedicato allo studio e all’approfondimento della categoria esistenziale della Cura nelle sue declinazioni transdisciplinari al confine tra le questioni etico-cliniche, quelle bioetiche, quelle filosofiche e psico-antropologiche e non da ultimo quelle legate all’idea di una nuova cittadinanza nel mondo in mutazione. Tutto ciò nell’orizzonte di un vero e proprio umanesimo clinico (Medical Humanities) e di un’idea di Cura basata sul paradigma narrativo. Questa scelta dipende dalla volontà di venire incontro alle esigenze degli infermieri, dei medici e degli operatori sociali che, nella pratica clinica e sanitaria di ogni giorno, si trovano a dover affrontare situazioni complesse e a operare scelte difficili. Il confronto con le questioni e gli intrecci narrativi, che appartengono alle humanitas di quello che chiameremo il “canone occidentale” si rivela così uno strumento indispensabile per affrontare non solo i grandi dilemmi che sorgono di fronte alla malattia e alla cura ma anche le piccole difficoltà della pratica clinica e sanitaria quotidiana.

Struttura del corso

Il corso si avvale di diversi strumenti didattici che hanno come obiettivo quello di calare la teoria e le conoscenze nella pratica di ogni giorno. Oltre alle lezioni frontali seguite dalla discussione con i docenti, sono previste la presentazione e la discussione di un caso clinico e un atelier narrativo attraverso la visione di spezzoni cinematografici o di film, che consentano ai partecipanti di riflettere in modo critico sulle problematiche affrontate durante le lezioni teoriche e, in occasione del laboratorio, di applicare le conoscenze a situazioni concrete in modo da far emergere, per ciascun approccio utilizzato, risorse e limiti. L’approccio interdisciplinare e il coinvolgimento di figure che provengono da ambiti diversi del settore della cura, risponde all’esigenza pratica di rendere possibile il confronto fra diversi punti di vista mediante la ricerca di un linguaggio comune che faciliti la condivisione delle scelte fra figure professionali diverse.

Destinatari

Professionisti attivi in ambito sanitario e sociale in possesso di un diploma di livello terziario (medici, infermieri, fisioterapisti, ergoterapisti, operatori sociali, psicosociali e psicoeducativi, psicologi; quadri clinici, amministrativi e dirigenziali degli ospedali pubblici e privati, delle case per anziani, dei servizi a domicilio, del soccorso pre-ospedaliero).

Modulo Etica Clinica e Medical Humanities Università di Milano Bicocca

Castello Sasso Corbaro
Bellinzona

22 - 26 Aprile 2013

Master di Terapia Intensiva
Master di Terapia Intensiva

Organizzato dalla SUPSI e dall’IRIEMH
in collaborazione con la Fondazione Sasso Corbaro di Bellinzona

Coordinazione: Roberto Malacrida, Graziano Martignoni, Martina Malacrida

Organizzato dalla SUPSI e dall’IRIEMH
in collaborazione con la Fondazione Sasso Corbaro di Bellinzona

Coordinazione: Roberto Malacrida, Graziano Martignoni, Martina Malacrida

Certificate of Advanced Studies

SUPSI
dipartimento sanità
via Vignascia 7
Stabio

27 Settembre 2012 -
24 Maggio 2013

CAS Etica Clinica e Medical Humanities
CAS Etica Clinica e Medical Humanities

Il Certificate of Advanced Studies (CAS) in Etica clinica e medical humanities è dedicato allo studio e all’approfondimento delle tematiche etico-cliniche e bioetiche nella prospettiva delle medical humanities e di un’idea di cura basata sulla narrazione.

Il Certificate of Advanced Studies (CAS) in Etica clinica e medical humanities è dedicato allo studio e all’approfondimento delle tematiche etico-cliniche e bioetiche nella prospettiva delle medical humanities e di un’idea di cura basata sulla narrazione.

Questa scelta dipende dalla volontà di venire incontro alle esigenze degli infermieri, dei medici e degli operatori sociali che, nella pratica clinica e sanitaria di ogni giorno, si trovano a dover affrontare situazioni complesse e a operare scelte difficili. La conoscenza delle principali teorie etiche, dei criteri, delle nozioni e dei principi su cui si basano, è uno strumento indispensabile per affrontare non solo i grandi dilemmi che sorgono di fronte alla malattia e alla cura ma anche le piccole difficoltà della pratica clinica e sanitaria quotidiana.
Oltre alle lezioni frontali, seguite dai dibattiti con i docenti, sono previste la presentazione e la discussione di un caso clinico e la visione di film che consentono ai partecipanti di riflettere in modo critico sulle problematiche affrontate durante le lezioni teoriche e, in occasione del laboratorio, di applicare le conoscenze a situazioni concrete in modo da far emergere, per ciascun approccio utilizzato, risorse e limiti.

Questa scelta dipende dalla volontà di venire incontro alle esigenze degli infermieri, dei medici e degli operatori sociali che, nella pratica clinica e sanitaria di ogni giorno, si trovano a dover affrontare situazioni complesse e a operare scelte difficili. La conoscenza delle principali teorie etiche, dei criteri, delle nozioni e dei principi su cui si basano, è uno strumento indispensabile per affrontare non solo i grandi dilemmi che sorgono di fronte alla malattia e alla cura ma anche le piccole difficoltà della pratica clinica e sanitaria quotidiana.
Oltre alle lezioni frontali, seguite dai dibattiti con i docenti, sono previste la presentazione e la discussione di un caso clinico e la visione di film che consentono ai partecipanti di riflettere in modo critico sulle problematiche affrontate durante le lezioni teoriche e, in occasione del laboratorio, di applicare le conoscenze a situazioni concrete in modo da far emergere, per ciascun approccio utilizzato, risorse e limiti.

Questa scelta dipende dalla volontà di venire incontro alle esigenze degli infermieri, dei medici e degli operatori sociali che, nella pratica clinica e sanitaria di ogni giorno, si trovano a dover affrontare situazioni complesse e a operare scelte difficili. La conoscenza delle principali teorie etiche, dei criteri, delle nozioni e dei principi su cui si basano, è uno strumento indispensabile per affrontare non solo i grandi dilemmi che sorgono di fronte alla malattia e alla cura ma anche le piccole difficoltà della pratica clinica e sanitaria quotidiana.
Oltre alle lezioni frontali, seguite dai dibattiti con i docenti, sono previste la presentazione e la discussione di un caso clinico e la visione di film che consentono ai partecipanti di riflettere in modo critico sulle problematiche affrontate durante le lezioni teoriche e, in occasione del laboratorio, di applicare le conoscenze a situazioni concrete in modo da far emergere, per ciascun approccio utilizzato, risorse e limiti.

Questa scelta dipende dalla volontà di venire incontro alle esigenze degli infermieri, dei medici e degli operatori sociali che, nella pratica clinica e sanitaria di ogni giorno, si trovano a dover affrontare situazioni complesse e a operare scelte difficili. La conoscenza delle principali teorie etiche, dei criteri, delle nozioni e dei principi su cui si basano, è uno strumento indispensabile per affrontare non solo i grandi dilemmi che sorgono di fronte alla malattia e alla cura ma anche le piccole difficoltà della pratica clinica e sanitaria quotidiana.
Oltre alle lezioni frontali, seguite dai dibattiti con i docenti, sono previste la presentazione e la discussione di un caso clinico e la visione di film che consentono ai partecipanti di riflettere in modo critico sulle problematiche affrontate durante le lezioni teoriche e, in occasione del laboratorio, di applicare le conoscenze a situazioni concrete in modo da far emergere, per ciascun approccio utilizzato, risorse e limiti.

Modulo Etica Clinica e Medical Humanities

USI
Executive Center

Lugano

SUPSI
Dipartimento Sanità
Stabio

Maggio - Giugno 2012

 primo  
 secondo

Master in gestione sanitaria
Master in gestione sanitaria

Dipartimento Sanità, Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana

Dipartimento Sanità, Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana

Modulo 13 Etica clinica e Medical Humanities

SUPSI
Dipartimento Sanità
Stabio

16 - 20 Aprile 2012

Master in clinica generale
Master in clinica generale

Promuovere lo sviluppo di un approccio etico nelle cure e in vari contesti o situazioni e condividere con i professionisti coinvolti le responsabilità che ne derivano.

Responsabili: Roberto Malacrida, Graziano Martignoni

Promuovere lo sviluppo di un approccio etico nelle cure e in vari contesti o situazioni e condividere con i professionisti coinvolti le responsabilità che ne derivano.

Responsabili: Roberto Malacrida, Graziano Martignoni

Modulo Etica Clinica e Medical Humanities, Università di Milano Bicocca

Castello Sasso Corbaro
Bellinzona

12 - 16 Marzo 2012

Master di Terapia Intensiva
Master di Terapia Intensiva

Organizzato dalla SUPSI e dall’IRIEMH
in collaborazione con la Fondazione Sasso Corbaro di Bellinzona

Coordinazione: Roberto Malacrida

Organizzato dalla SUPSI e dall’IRIEMH
in collaborazione con la Fondazione Sasso Corbaro di Bellinzona

Coordinazione: Roberto Malacrida

Master

Università di Friborgo

2012 - 2013

Master in Psychology and Health
Master in Psychology and Health


 


 

Modulo Etica clinica e Medical Humanities, Università di Milano Bicocca

Castello Sasso Corbaro, Bellinzona

Giugno 2011

Master in Terapia intensiva
Master in Terapia intensiva

Organizzato dalla SUPSI e dall’IRIEMH
in collaborazione con la Fondazione Sasso Corbaro di Bellinzona

Coordinazione: Roberto Malacrida

Organizzato dalla SUPSI e dall’IRIEMH
in collaborazione con la Fondazione Sasso Corbaro di Bellinzona

Coordinazione: Roberto Malacrida

SUPSI

Dipartimento delle Scienze Aziendali

Maggio 2011

Corso di etica e psichiatria
Corso di etica e psichiatria


 


 

Master

Università di Friborgo

2011 - 2012

Master in Psychology and Health
Master in Psychology and Health


 


 

Master

Università di Friborgo

2010 - 2011

Master in Psichology and Health
Master in Psichology and Health


 


 

Formazione continua

SUPSI
Dipartimento Scienze Aziendali e Sociali

17 Ottobre 2007 -
6 Giugno 2008

HC3 Malattia e cittadinanza
HC3 Malattia e cittadinanza

Osservatorio per le Medical Humanities, Dipartimento scienze aziendali e sociali e Dipartimento sanità, SUPSI Fondazione Sasso Corbaro, Bellinzona Istituto di storia della medicina, Facoltà di medicina, Università di Ginevra Istituto Universitario Federale per la Formazione Professionale (IUFFP) Ente Ospedaliero Cantonale (EOC).

Osservatorio per le Medical Humanities, Dipartimento scienze aziendali e sociali e Dipartimento sanità, SUPSI Fondazione Sasso Corbaro, Bellinzona Istituto di storia della medicina, Facoltà di medicina, Università di Ginevra Istituto Universitario Federale per la Formazione Professionale (IUFFP) Ente Ospedaliero Cantonale (EOC).

Il tema del terzo corso in Medical Humanities (che può però essere frequentato indipendentemente dai primi due, realizzati negli anni accademici 05/06 e 06/07) è la relazione tra l’uomo malato e l’uomo cittadino: le Medical Humanities intese dunque in quanto tematizzazione dei rapporti tra l’individuo e la società che sempre segnano – e talora determinano – il divenire malati e le forme della possibile (o impossibile) presa a carico terapeutica. Il corso esaminerà il ruolo dei fattori socioeconomici e politici nell’avvento della malattia, nonché la funzione svolta dai contesti istituzionali, che possono essere generatori di patologia. Particolare attenzione sarà prestata alle condizioni di riconosciuta vulnerabilità, per ripensare a un’etica della cura che ponga questo aspetto al centro della propria attenzione; non si trascurerà però neppure la dimensione (solo in apparenza minore) di un’etica della quotidianità. Si tratterà di considerare in che modo la cura possa rappresentare – tanto sul piano delle politiche sanitarie e dei quadri legislativi, quanto al letto del paziente – non solo una risposta alla malattia organica, bensì anche una presa a carico della fragilità dell’uomo. In questo ambito verrà data possibilità di riflettere sui temi della morte e del morire, come condizione di testimonianza estrema tra tensione alla cura e dimensione della spiritualità umana.

Il tema del terzo corso in Medical Humanities (che può però essere frequentato indipendentemente dai primi due, realizzati negli anni accademici 05/06 e 06/07) è la relazione tra l’uomo malato e l’uomo cittadino: le Medical Humanities intese dunque in quanto tematizzazione dei rapporti tra l’individuo e la società che sempre segnano – e talora determinano – il divenire malati e le forme della possibile (o impossibile) presa a carico terapeutica. Il corso esaminerà il ruolo dei fattori socioeconomici e politici nell’avvento della malattia, nonché la funzione svolta dai contesti istituzionali, che possono essere generatori di patologia. Particolare attenzione sarà prestata alle condizioni di riconosciuta vulnerabilità, per ripensare a un’etica della cura che ponga questo aspetto al centro della propria attenzione; non si trascurerà però neppure la dimensione (solo in apparenza minore) di un’etica della quotidianità. Si tratterà di considerare in che modo la cura possa rappresentare – tanto sul piano delle politiche sanitarie e dei quadri legislativi, quanto al letto del paziente – non solo una risposta alla malattia organica, bensì anche una presa a carico della fragilità dell’uomo. In questo ambito verrà data possibilità di riflettere sui temi della morte e del morire, come condizione di testimonianza estrema tra tensione alla cura e dimensione della spiritualità umana.

Il tema del terzo corso in Medical Humanities (che può però essere frequentato indipendentemente dai primi due, realizzati negli anni accademici 05/06 e 06/07) è la relazione tra l’uomo malato e l’uomo cittadino: le Medical Humanities intese dunque in quanto tematizzazione dei rapporti tra l’individuo e la società che sempre segnano – e talora determinano – il divenire malati e le forme della possibile (o impossibile) presa a carico terapeutica. Il corso esaminerà il ruolo dei fattori socioeconomici e politici nell’avvento della malattia, nonché la funzione svolta dai contesti istituzionali, che possono essere generatori di patologia. Particolare attenzione sarà prestata alle condizioni di riconosciuta vulnerabilità, per ripensare a un’etica della cura che ponga questo aspetto al centro della propria attenzione; non si trascurerà però neppure la dimensione (solo in apparenza minore) di un’etica della quotidianità. Si tratterà di considerare in che modo la cura possa rappresentare – tanto sul piano delle politiche sanitarie e dei quadri legislativi, quanto al letto del paziente – non solo una risposta alla malattia organica, bensì anche una presa a carico della fragilità dell’uomo. In questo ambito verrà data possibilità di riflettere sui temi della morte e del morire, come condizione di testimonianza estrema tra tensione alla cura e dimensione della spiritualità umana.

Il tema del terzo corso in Medical Humanities (che può però essere frequentato indipendentemente dai primi due, realizzati negli anni accademici 05/06 e 06/07) è la relazione tra l’uomo malato e l’uomo cittadino: le Medical Humanities intese dunque in quanto tematizzazione dei rapporti tra l’individuo e la società che sempre segnano – e talora determinano – il divenire malati e le forme della possibile (o impossibile) presa a carico terapeutica. Il corso esaminerà il ruolo dei fattori socioeconomici e politici nell’avvento della malattia, nonché la funzione svolta dai contesti istituzionali, che possono essere generatori di patologia. Particolare attenzione sarà prestata alle condizioni di riconosciuta vulnerabilità, per ripensare a un’etica della cura che ponga questo aspetto al centro della propria attenzione; non si trascurerà però neppure la dimensione (solo in apparenza minore) di un’etica della quotidianità. Si tratterà di considerare in che modo la cura possa rappresentare – tanto sul piano delle politiche sanitarie e dei quadri legislativi, quanto al letto del paziente – non solo una risposta alla malattia organica, bensì anche una presa a carico della fragilità dell’uomo. In questo ambito verrà data possibilità di riflettere sui temi della morte e del morire, come condizione di testimonianza estrema tra tensione alla cura e dimensione della spiritualità umana.

Formazione continua

SUPSI
Dipartimento Scienze Aziendali e Sociali

5 Ottobre 2006 -
15 Giugno 2007

HC.00 Medical Mumanities Sensi e sentimenti nella Cura
HC.00 Medical Mumanities Sensi e sentimenti nella Cura

Il tema del secondo corso in Medical Humanities (che può però essere frequentato indipendentemente dal primo, svoltosi nell’Anno accademico 2005-06) è l’ineludibile e a volte contraddittorio rapporto nella Cura tra ragione e sentimento. 

Il tema del secondo corso in Medical Humanities (che può però essere frequentato indipendentemente dal primo, svoltosi nell’Anno accademico 2005-06) è l’ineludibile e a volte contraddittorio rapporto nella Cura tra ragione e sentimento. 

Il tema del secondo corso in Medical Humanities (che può però essere frequentato indipendentemente dal primo, svoltosi nell’Anno accademico 2005-06) è l’ineludibile e a volte contraddittorio rapporto nella Cura tra ragione e sentimento. Una tematica che verrà interrogata attraverso il pensiero e la pratica dei sensi, capaci di aprire la preoccupazione di Sé e dell’Altro ad una sorta di passaggio a Nord-Ovest – secondo l’espressione di Michel Serres – orientato all’ascolto e alla comprensione della complessità della relazione umana di aiuto e di cura. Sarà così una riflessione a più voci sui sensi e sul senso dei sensi a rivelare aspetti dell’attività clinica fondamentali poiché posti alla base della Cura stessa. Che ruolo giocano, nella presa in carico della sofferenza del paziente, i molti modi del guardare e dell’ascoltare, le diverse forme del toccare e del contatto corporeo, gli organi del gusto e dell’olfatto, la dimensione atmosferica che colora il contesto dell’incontro? Come dialogano tra loro, nel cuore dell’esperienza clinica – dalla cura educativa, all’approccio psicosociale, sino alle pratiche di alta tecnologia della medicina contemporanea – sensorialità, sensibilità, sensualità, sentimento e ragione?

Il tema del secondo corso in Medical Humanities (che può però essere frequentato indipendentemente dal primo, svoltosi nell’Anno accademico 2005-06) è l’ineludibile e a volte contraddittorio rapporto nella Cura tra ragione e sentimento. Una tematica che verrà interrogata attraverso il pensiero e la pratica dei sensi, capaci di aprire la preoccupazione di Sé e dell’Altro ad una sorta di passaggio a Nord-Ovest – secondo l’espressione di Michel Serres – orientato all’ascolto e alla comprensione della complessità della relazione umana di aiuto e di cura. Sarà così una riflessione a più voci sui sensi e sul senso dei sensi a rivelare aspetti dell’attività clinica fondamentali poiché posti alla base della Cura stessa. Che ruolo giocano, nella presa in carico della sofferenza del paziente, i molti modi del guardare e dell’ascoltare, le diverse forme del toccare e del contatto corporeo, gli organi del gusto e dell’olfatto, la dimensione atmosferica che colora il contesto dell’incontro? Come dialogano tra loro, nel cuore dell’esperienza clinica – dalla cura educativa, all’approccio psicosociale, sino alle pratiche di alta tecnologia della medicina contemporanea – sensorialità, sensibilità, sensualità, sentimento e ragione?

Il tema del secondo corso in Medical Humanities (che può però essere frequentato indipendentemente dal primo, svoltosi nell’Anno accademico 2005-06) è l’ineludibile e a volte contraddittorio rapporto nella Cura tra ragione e sentimento. Una tematica che verrà interrogata attraverso il pensiero e la pratica dei sensi, capaci di aprire la preoccupazione di Sé e dell’Altro ad una sorta di passaggio a Nord-Ovest – secondo l’espressione di Michel Serres – orientato all’ascolto e alla comprensione della complessità della relazione umana di aiuto e di cura. Sarà così una riflessione a più voci sui sensi e sul senso dei sensi a rivelare aspetti dell’attività clinica fondamentali poiché posti alla base della Cura stessa. Che ruolo giocano, nella presa in carico della sofferenza del paziente, i molti modi del guardare e dell’ascoltare, le diverse forme del toccare e del contatto corporeo, gli organi del gusto e dell’olfatto, la dimensione atmosferica che colora il contesto dell’incontro? Come dialogano tra loro, nel cuore dell’esperienza clinica – dalla cura educativa, all’approccio psicosociale, sino alle pratiche di alta tecnologia della medicina contemporanea – sensorialità, sensibilità, sensualità, sentimento e ragione?

Il tema del secondo corso in Medical Humanities (che può però essere frequentato indipendentemente dal primo, svoltosi nell’Anno accademico 2005-06) è l’ineludibile e a volte contraddittorio rapporto nella Cura tra ragione e sentimento. Una tematica che verrà interrogata attraverso il pensiero e la pratica dei sensi, capaci di aprire la preoccupazione di Sé e dell’Altro ad una sorta di passaggio a Nord-Ovest – secondo l’espressione di Michel Serres – orientato all’ascolto e alla comprensione della complessità della relazione umana di aiuto e di cura. Sarà così una riflessione a più voci sui sensi e sul senso dei sensi a rivelare aspetti dell’attività clinica fondamentali poiché posti alla base della Cura stessa. Che ruolo giocano, nella presa in carico della sofferenza del paziente, i molti modi del guardare e dell’ascoltare, le diverse forme del toccare e del contatto corporeo, gli organi del gusto e dell’olfatto, la dimensione atmosferica che colora il contesto dell’incontro? Come dialogano tra loro, nel cuore dell’esperienza clinica – dalla cura educativa, all’approccio psicosociale, sino alle pratiche di alta tecnologia della medicina contemporanea – sensorialità, sensibilità, sensualità, sentimento e ragione?

Corso Postdiploma

SUPSI
Dipartimento Scienze Aziendali e Sociali

13 Ottobre 2005 -
9 Giugno 2006

Locandina

K.00 Medical Humanities
K.00 Medical Humanities

L’uomo fragile: le rappresentazioni della malattia, della sofferenza e della cura.

L’uomo fragile: le rappresentazioni della malattia, della sofferenza e della cura.

Le Medical Humanities abitano al crocevia tra il corpo ammalato, l’anima sofferente e bisognosa, la fragile cittadinanza dell’uomo in situazione di malattia da una parte e la relazione di aiuto e di cura nelle sue dimensioni fondative – filosoficostoriche, psicoantropologiche, sociali, tecniche ed etiche – dall’altra.
Ci si può chiedere a quali bisogni una formazione in Medical Humanities debba rispondere e quali lacune si prefigga eventualmente di colmare: quanto ai bisogni, essi riguardano tutti i professionisti che lavorano nell’ambito delle relazioni di aiuto e di cura interessati a migliorare la propria capacità di comprendere, di capire e di vivere il bisogno, la fragilità e il dolore dei propri ospiti, utenti o pazienti e delle loro famiglie; quanto alle lacune, si potrebbe pensare al malessere odierno relativo al rischio di declino della soggettività dell’uomo nelle relazioni di cura e d’aiuto, sempre più dominate dalla Tecnica e dalle esigenze economicistiche.
Collocare la rappresentazione della malattia come perno del presente percorso formativo, significa porla come punto nodale del vissuto di sofferenza e della sua presa a carico: a ricordare che non vi può essere cura che non sia anche “cura delle rappresentazioni”, nella misura in cui malattia e sofferenza si danno sempre nel quadro di rappresentazioni sociali e culturali, nonché nella continuità (o piuttosto nella discontinuità) dell’orizzonte biografico individuale.

Obiettivi

  • Favorire la comprensione del nesso tra malattia, povertà e sistema socio-economico e culturale per un miglior approccio interpretativo alla complessità di nozioni come “salute”, “malattia”, “cura”, “disagio sociale” 
  • Sensibilizzare operatori sanitari e sociali alla complessità della relazione di aiuto e di cura (dimensioni etiche, psicologiche, sociologiche, antropologiche, ambientali) 
  • Migliorare la relazione di cura e di aiuto, contestualizzando il processo grazie alla conoscenza dell’ambiente e della storia personale dei soggetti, delle loro culture specifiche, comunicando con stili adeguati e modalità eticamente rispettose 
  • Accrescere le competenze necessarie alla comunicazione fra gli attori della scena della cura e dell’aiuto, fra le istituzioni sociali e sanitarie e i cittadini 
  • Restituire al soggetto che soffre e cerca aiuto la sua soggettività e la sua parola, aiutandolo, in modo eticamente adeguato, a riguadagnare una centralità 
  • Trasmettere ai partecipanti concetti, metodi e teorie affinché possano svolgere un ruolo attivo come curanti, ricercatori o amministratori nelle attività di gestione della salute e di sostegno alla resilienza 

Sviluppare una dialettica tra discipline diverse che interagiscono sulla scena dell’aiuto e della cura 

​Destinatari

Operatori sociali, psicosociali e psicoeducativi, psicologi, medici, infermieri, quadri clinici, amministrativi e dirigenziali nella sanità.

Le Medical Humanities abitano al crocevia tra il corpo ammalato, l’anima sofferente e bisognosa, la fragile cittadinanza dell’uomo in situazione di malattia da una parte e la relazione di aiuto e di cura nelle sue dimensioni fondative – filosoficostoriche, psicoantropologiche, sociali, tecniche ed etiche – dall’altra.
Ci si può chiedere a quali bisogni una formazione in Medical Humanities debba rispondere e quali lacune si prefigga eventualmente di colmare: quanto ai bisogni, essi riguardano tutti i professionisti che lavorano nell’ambito delle relazioni di aiuto e di cura interessati a migliorare la propria capacità di comprendere, di capire e di vivere il bisogno, la fragilità e il dolore dei propri ospiti, utenti o pazienti e delle loro famiglie; quanto alle lacune, si potrebbe pensare al malessere odierno relativo al rischio di declino della soggettività dell’uomo nelle relazioni di cura e d’aiuto, sempre più dominate dalla Tecnica e dalle esigenze economicistiche.
Collocare la rappresentazione della malattia come perno del presente percorso formativo, significa porla come punto nodale del vissuto di sofferenza e della sua presa a carico: a ricordare che non vi può essere cura che non sia anche “cura delle rappresentazioni”, nella misura in cui malattia e sofferenza si danno sempre nel quadro di rappresentazioni sociali e culturali, nonché nella continuità (o piuttosto nella discontinuità) dell’orizzonte biografico individuale.

Obiettivi

  • Favorire la comprensione del nesso tra malattia, povertà e sistema socio-economico e culturale per un miglior approccio interpretativo alla complessità di nozioni come “salute”, “malattia”, “cura”, “disagio sociale” 
  • Sensibilizzare operatori sanitari e sociali alla complessità della relazione di aiuto e di cura (dimensioni etiche, psicologiche, sociologiche, antropologiche, ambientali) 
  • Migliorare la relazione di cura e di aiuto, contestualizzando il processo grazie alla conoscenza dell’ambiente e della storia personale dei soggetti, delle loro culture specifiche, comunicando con stili adeguati e modalità eticamente rispettose 
  • Accrescere le competenze necessarie alla comunicazione fra gli attori della scena della cura e dell’aiuto, fra le istituzioni sociali e sanitarie e i cittadini 
  • Restituire al soggetto che soffre e cerca aiuto la sua soggettività e la sua parola, aiutandolo, in modo eticamente adeguato, a riguadagnare una centralità 
  • Trasmettere ai partecipanti concetti, metodi e teorie affinché possano svolgere un ruolo attivo come curanti, ricercatori o amministratori nelle attività di gestione della salute e di sostegno alla resilienza 

Sviluppare una dialettica tra discipline diverse che interagiscono sulla scena dell’aiuto e della cura 

​Destinatari

Operatori sociali, psicosociali e psicoeducativi, psicologi, medici, infermieri, quadri clinici, amministrativi e dirigenziali nella sanità.

Le Medical Humanities abitano al crocevia tra il corpo ammalato, l’anima sofferente e bisognosa, la fragile cittadinanza dell’uomo in situazione di malattia da una parte e la relazione di aiuto e di cura nelle sue dimensioni fondative – filosoficostoriche, psicoantropologiche, sociali, tecniche ed etiche – dall’altra.
Ci si può chiedere a quali bisogni una formazione in Medical Humanities debba rispondere e quali lacune si prefigga eventualmente di colmare: quanto ai bisogni, essi riguardano tutti i professionisti che lavorano nell’ambito delle relazioni di aiuto e di cura interessati a migliorare la propria capacità di comprendere, di capire e di vivere il bisogno, la fragilità e il dolore dei propri ospiti, utenti o pazienti e delle loro famiglie; quanto alle lacune, si potrebbe pensare al malessere odierno relativo al rischio di declino della soggettività dell’uomo nelle relazioni di cura e d’aiuto, sempre più dominate dalla Tecnica e dalle esigenze economicistiche.
Collocare la rappresentazione della malattia come perno del presente percorso formativo, significa porla come punto nodale del vissuto di sofferenza e della sua presa a carico: a ricordare che non vi può essere cura che non sia anche “cura delle rappresentazioni”, nella misura in cui malattia e sofferenza si danno sempre nel quadro di rappresentazioni sociali e culturali, nonché nella continuità (o piuttosto nella discontinuità) dell’orizzonte biografico individuale.

Obiettivi

  • Favorire la comprensione del nesso tra malattia, povertà e sistema socio-economico e culturale per un miglior approccio interpretativo alla complessità di nozioni come “salute”, “malattia”, “cura”, “disagio sociale” 
  • Sensibilizzare operatori sanitari e sociali alla complessità della relazione di aiuto e di cura (dimensioni etiche, psicologiche, sociologiche, antropologiche, ambientali) 
  • Migliorare la relazione di cura e di aiuto, contestualizzando il processo grazie alla conoscenza dell’ambiente e della storia personale dei soggetti, delle loro culture specifiche, comunicando con stili adeguati e modalità eticamente rispettose 
  • Accrescere le competenze necessarie alla comunicazione fra gli attori della scena della cura e dell’aiuto, fra le istituzioni sociali e sanitarie e i cittadini 
  • Restituire al soggetto che soffre e cerca aiuto la sua soggettività e la sua parola, aiutandolo, in modo eticamente adeguato, a riguadagnare una centralità 
  • Trasmettere ai partecipanti concetti, metodi e teorie affinché possano svolgere un ruolo attivo come curanti, ricercatori o amministratori nelle attività di gestione della salute e di sostegno alla resilienza 

Sviluppare una dialettica tra discipline diverse che interagiscono sulla scena dell’aiuto e della cura 

​Destinatari

Operatori sociali, psicosociali e psicoeducativi, psicologi, medici, infermieri, quadri clinici, amministrativi e dirigenziali nella sanità.

Le Medical Humanities abitano al crocevia tra il corpo ammalato, l’anima sofferente e bisognosa, la fragile cittadinanza dell’uomo in situazione di malattia da una parte e la relazione di aiuto e di cura nelle sue dimensioni fondative – filosoficostoriche, psicoantropologiche, sociali, tecniche ed etiche – dall’altra.
Ci si può chiedere a quali bisogni una formazione in Medical Humanities debba rispondere e quali lacune si prefigga eventualmente di colmare: quanto ai bisogni, essi riguardano tutti i professionisti che lavorano nell’ambito delle relazioni di aiuto e di cura interessati a migliorare la propria capacità di comprendere, di capire e di vivere il bisogno, la fragilità e il dolore dei propri ospiti, utenti o pazienti e delle loro famiglie; quanto alle lacune, si potrebbe pensare al malessere odierno relativo al rischio di declino della soggettività dell’uomo nelle relazioni di cura e d’aiuto, sempre più dominate dalla Tecnica e dalle esigenze economicistiche.
Collocare la rappresentazione della malattia come perno del presente percorso formativo, significa porla come punto nodale del vissuto di sofferenza e della sua presa a carico: a ricordare che non vi può essere cura che non sia anche “cura delle rappresentazioni”, nella misura in cui malattia e sofferenza si danno sempre nel quadro di rappresentazioni sociali e culturali, nonché nella continuità (o piuttosto nella discontinuità) dell’orizzonte biografico individuale.

Obiettivi

  • Favorire la comprensione del nesso tra malattia, povertà e sistema socio-economico e culturale per un miglior approccio interpretativo alla complessità di nozioni come “salute”, “malattia”, “cura”, “disagio sociale” 
  • Sensibilizzare operatori sanitari e sociali alla complessità della relazione di aiuto e di cura (dimensioni etiche, psicologiche, sociologiche, antropologiche, ambientali) 
  • Migliorare la relazione di cura e di aiuto, contestualizzando il processo grazie alla conoscenza dell’ambiente e della storia personale dei soggetti, delle loro culture specifiche, comunicando con stili adeguati e modalità eticamente rispettose 
  • Accrescere le competenze necessarie alla comunicazione fra gli attori della scena della cura e dell’aiuto, fra le istituzioni sociali e sanitarie e i cittadini 
  • Restituire al soggetto che soffre e cerca aiuto la sua soggettività e la sua parola, aiutandolo, in modo eticamente adeguato, a riguadagnare una centralità 
  • Trasmettere ai partecipanti concetti, metodi e teorie affinché possano svolgere un ruolo attivo come curanti, ricercatori o amministratori nelle attività di gestione della salute e di sostegno alla resilienza 

Sviluppare una dialettica tra discipline diverse che interagiscono sulla scena dell’aiuto e della cura 

​Destinatari

Operatori sociali, psicosociali e psicoeducativi, psicologi, medici, infermieri, quadri clinici, amministrativi e dirigenziali nella sanità.

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