Sullo scaffale
Film

Consigli di lettura, spunti di riflessione, recensioni di libri e film raccolti nel Centro di documentazione della Fondazione Sasso Corbaro.

Quasi amici
Quasi amici
Regia di Eric Toledano e Olivier Nakache
Francia, 2011
Regia di Eric Toledano e Olivier Nakache
Francia, 2011

In seguito  a un incidente che lo ha reso tetraplegico, il ricco aristocratico Philippe assume Driss, ragazzo di periferia appena uscito di prigione, in qualità di badante personale [...].

Perché guardarlo? Chi cura chi? Questo potrebbe essere il sottotitolo del film ed è il fulcro della narrazione. I protagonisti sono due persone molto diverse tra di loro sia per classe sociale ma anche per età e per formazione professionale. Philippe, ricco aristocratico e tetraplegico assume Driss, un ragazzo di periferia con un passato turbolento, come badante. Una relazione professionale che si trasforma in relazione di cura. Un rapporto di cura che migliora le vite di entrambi: curante e curato. Un curarsi reciprocamente: dal curare al prendersi cura. 

Un consiglio di visione: guardatelo nella versione originale in francese con i sottotitoli in italiano. Non c’è paragone e si ride a crepapelle. 

Note collaterali: si tratta del film più visto di sempre in Francia e anche di una storia realmente accaduta.

Recensione: “Un’amicizia che tocca il cuore e conquista” (Il Corriere della Sera)

Martina Malacrida Nembrini

In seguito  a un incidente che lo ha reso tetraplegico, il ricco aristocratico Philippe assume Driss, ragazzo di periferia appena uscito di prigione, in qualità di badante personale [...].

Perché guardarlo? Chi cura chi? Questo potrebbe essere il sottotitolo del film ed è il fulcro della narrazione. I protagonisti sono due persone molto diverse tra di loro sia per classe sociale ma anche per età e per formazione professionale. Philippe, ricco aristocratico e tetraplegico assume Driss, un ragazzo di periferia con un passato turbolento, come badante. Una relazione professionale che si trasforma in relazione di cura. Un rapporto di cura che migliora le vite di entrambi: curante e curato. Un curarsi reciprocamente: dal curare al prendersi cura. 

Un consiglio di visione: guardatelo nella versione originale in francese con i sottotitoli in italiano. Non c’è paragone e si ride a crepapelle. 

Note collaterali: si tratta del film più visto di sempre in Francia e anche di una storia realmente accaduta.

Recensione: “Un’amicizia che tocca il cuore e conquista” (Il Corriere della Sera)

Martina Malacrida Nembrini

In seguito  a un incidente che lo ha reso tetraplegico, il ricco aristocratico Philippe assume Driss, ragazzo di periferia appena uscito di prigione, in qualità di badante personale [...].

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Roman d’ados
Roman d’ados
Regia di Béatrice Bakhti
Svizzera, 2002-2008
Regia di Béatrice Bakhti
Svizzera, 2002-2008

La serie di documentari Romans d’ados ha descritto la vita di 7 adolescenti d’Yverdon durante 7 anni, dal 2002 al 2008. 

Perché guardarlo? 7 anni, 7 vite, 4 film e l’adolescenza in tutta la sua appassionante vitalità. Rachel, Thys, Virginie, Jordann, Aurélie, Xavier e Mélanie si raccontano, descrivono la loro vita durante questi 7 anni di grandi cambiamenti fisici ed emotivi. Il tratto del documentario è apparentemente leggero e spensierato, ma le tematiche trattate sono quelle complesse e a volte difficili del percorso di crescita.  La regista riesce a portare gli spettatori nel vissuto dei protagonisti e si sente la mano femminile, materna, accogliente: permette loro di esprimersi con la massima riservatezza, con i propri tempi - i ragazzi possono videoregistrarsi – e con le loro incertezze e paure. Gli adulti sono i protagonisti secondari della narrazione: ci sono, si mettono in gioco, accompagnano come possono i loro figli in questo periodo particolare.  Non vi è giudizio alcuno: né verso gli adulti, né verso gli adolescenti. C’è solo la narrazione e l’affetto reciproco che si è instaurato attraverso questa relazione privilegiata. 

Un consiglio di visione: guardateli tutti e 4 d’un fiato, così crescerete e vivrete assieme a loro.

Recensioni
"C’est fascinant, brutal et sensible, tragique et drôle, prenant” (L’Hebdo)
“L’évènement…pures merveilles d’observation et de vérité…” (Avant Première)
“…un document absolument passionant, un véritable feilleton du réel…” (Passion cinéma)

Martina Malacrida Nembrini

La serie di documentari Romans d’ados ha descritto la vita di 7 adolescenti d’Yverdon durante 7 anni, dal 2002 al 2008. 

Perché guardarlo? 7 anni, 7 vite, 4 film e l’adolescenza in tutta la sua appassionante vitalità. Rachel, Thys, Virginie, Jordann, Aurélie, Xavier e Mélanie si raccontano, descrivono la loro vita durante questi 7 anni di grandi cambiamenti fisici ed emotivi. Il tratto del documentario è apparentemente leggero e spensierato, ma le tematiche trattate sono quelle complesse e a volte difficili del percorso di crescita.  La regista riesce a portare gli spettatori nel vissuto dei protagonisti e si sente la mano femminile, materna, accogliente: permette loro di esprimersi con la massima riservatezza, con i propri tempi - i ragazzi possono videoregistrarsi – e con le loro incertezze e paure. Gli adulti sono i protagonisti secondari della narrazione: ci sono, si mettono in gioco, accompagnano come possono i loro figli in questo periodo particolare.  Non vi è giudizio alcuno: né verso gli adulti, né verso gli adolescenti. C’è solo la narrazione e l’affetto reciproco che si è instaurato attraverso questa relazione privilegiata. 

Un consiglio di visione: guardateli tutti e 4 d’un fiato, così crescerete e vivrete assieme a loro.

Recensioni
"C’est fascinant, brutal et sensible, tragique et drôle, prenant” (L’Hebdo)
“L’évènement…pures merveilles d’observation et de vérité…” (Avant Première)
“…un document absolument passionant, un véritable feilleton du réel…” (Passion cinéma)

Martina Malacrida Nembrini

La serie di documentari Romans d’ados ha descritto la vita di 7 adolescenti d’Yverdon durante 7 anni, dal 2002 al 2008.

Perché guardarlo? 7 anni, 7 vite, 4 film e l’adolescenza in tutta la sua appassionante vitalità. Rachel, Thys, Virginie, Jordann, Aurélie, Xavier e Mélanie si raccontano, descrivono la loro vita durante questi 7 anni di grandi cambiamenti fisici ed emotivi.
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Risvegli
Risvegli
Regia di Penny Marshall
USA, 1990
Regia di Penny Marshall
USA, 1990

Risvegli è la trasposizione cinematografica del libro omonimo dello psicologo e scrittore Oliver Sacks.  Siamo alla fine degli anni Sessanta e il dottor Sayer scopre un farmaco in grado di ridare una vita concreta a malati cronici. Il caso di un quarantenne in letargo da trent'anni è al centro della storia. La sua parziale ripresa, come quella di altri pazienti, però sarà solo temporanea.

Perché guardarlo? Mi piacerebbe condurvi attraverso la visione di questo film attraverso tre parole chiave: pazienti, curanti e famigliari.
Pazienti: pazienti si auto descrivono come pantere ingabbiate attraverso una poesia di Rainer Maria Rilke: “Il suo sguardo/a forza di usare le sbarre/si è così esaurito da non conservare più niente/gli sembra che il mondo è fatto di migliaia di sbarre/ed al di là niente”.  
Curanti: il percorso di Sayer (ispirato a Sacks) comincia con le difficoltà iniziali nel gestire i pazienti in quanto al suo primo incarico, senza ancora un’esperienza clinica alle spalle. Prosegue con i dubbi dei colleghi e superiori rispetto all’iniziare la nuova terapia farmacologica, e continua con il nascere di un’amicizia tra curante e paziente, una relazione medico-paziente particolare. Il percorso continua attraverso la diversa reazione di Sayer rispetto agli altri curanti rispetto l’inizio della ricaduta dei pazienti.
Famigliari: una scena da guardare con attenzione è quella in cui vi è il confronto tra la mamma di Leonard e Sayer rispetto alla ricaduta di Leonard. Le parole del curante sono: “sta lottando”, quelle della mamma: “sta perdendo”.

Una citazione dal film: «L’estate è stata straordinaria, è stata una stagione di rinascita ed innocenza.  Un miracolo per 15 pazienti e per noi che ci curavamo di loro. Ma adesso dobbiamo adattarci alla realtà dei miracoli. Nascondersi dietro il velo della scienza dicendo che la medicina ha fallito o che la malattia è ritornata. O che i pazienti sono stati incapaci ad accettare di aver perso decadi di vita. Ma la verità è che non sappiamo cosa sia andato storto più di quanto sappiamo di cosa sia andato per il verso giusto. Quello che sappiamo è che, come la finestra chimica si è chiusa è avvenuto un altro risveglio e che lo spirito umano è meglio di qualsiasi altra medicina e quello è che va curato con lavoro, gioco, amicizia, famiglia. Queste sono le cose che importano, questo è quello che abbiamo dimenticato. Le cose più semplici». (discorso finale del dottor Sayer)

Martina Malacrida Nembrini

 

Risvegli è la trasposizione cinematografica del libro omonimo dello psicologo e scrittore Oliver Sacks.  Siamo alla fine degli anni Sessanta e il dottor Sayer scopre un farmaco in grado di ridare una vita concreta a malati cronici. Il caso di un quarantenne in letargo da trent'anni è al centro della storia. La sua parziale ripresa, come quella di altri pazienti, però sarà solo temporanea.

Perché guardarlo? Mi piacerebbe condurvi attraverso la visione di questo film attraverso tre parole chiave: pazienti, curanti e famigliari.
Pazienti: pazienti si auto descrivono come pantere ingabbiate attraverso una poesia di Rainer Maria Rilke: “Il suo sguardo/a forza di usare le sbarre/si è così esaurito da non conservare più niente/gli sembra che il mondo è fatto di migliaia di sbarre/ed al di là niente”.  
Curanti: il percorso di Sayer (ispirato a Sacks) comincia con le difficoltà iniziali nel gestire i pazienti in quanto al suo primo incarico, senza ancora un’esperienza clinica alle spalle. Prosegue con i dubbi dei colleghi e superiori rispetto all’iniziare la nuova terapia farmacologica, e continua con il nascere di un’amicizia tra curante e paziente, una relazione medico-paziente particolare. Il percorso continua attraverso la diversa reazione di Sayer rispetto agli altri curanti rispetto l’inizio della ricaduta dei pazienti.
Famigliari: una scena da guardare con attenzione è quella in cui vi è il confronto tra la mamma di Leonard e Sayer rispetto alla ricaduta di Leonard. Le parole del curante sono: “sta lottando”, quelle della mamma: “sta perdendo”.

Una citazione dal film: «L’estate è stata straordinaria, è stata una stagione di rinascita ed innocenza.  Un miracolo per 15 pazienti e per noi che ci curavamo di loro. Ma adesso dobbiamo adattarci alla realtà dei miracoli. Nascondersi dietro il velo della scienza dicendo che la medicina ha fallito o che la malattia è ritornata. O che i pazienti sono stati incapaci ad accettare di aver perso decadi di vita. Ma la verità è che non sappiamo cosa sia andato storto più di quanto sappiamo di cosa sia andato per il verso giusto. Quello che sappiamo è che, come la finestra chimica si è chiusa è avvenuto un altro risveglio e che lo spirito umano è meglio di qualsiasi altra medicina e quello è che va curato con lavoro, gioco, amicizia, famiglia. Queste sono le cose che importano, questo è quello che abbiamo dimenticato. Le cose più semplici». (discorso finale del dottor Sayer)

Martina Malacrida Nembrini

 

Risvegli è la trasposizione cinematografica del libro omonimo dello psicologo e scrittore Oliver Sacks.  Siamo alla fine degli anni Sessanta e il dottor Sayer scopre un farmaco in grado di ridare una vita concreta a malati cronici. Il caso di un quarantenne in letargo da trent'anni è al centro della storia. La sua parziale ripresa, come quella di altri pazienti, però sarà solo temporanea.

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